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Drive è un film nel quale si capisce sin da subito che la storia non potrà portare al lieto fine.
Una storia cruda,  violenta e disperata (come ha scritto una mia amica sintetizzando in un sms rispondendomi “sì, disperato. Bravi gli attori. C’è un po’ di ingenuità improbabile nella storia. Ma me lo sono goduto”).
La regia esiste eccome, la camera quando non riprende dall’elicottero una Los Angeles notturna e illuminata a giorno, segue comunque all’interno dell’inquadratura gli attori, ci aiuta a capire, con i suoi movimenti, quello che sta accadendo.
Mi chiedevo il perché di questi primi piani indugiati sul viso impassibile del “guidatore”, che in alcuni momenti spiazza con la sua fissità, tanto da ricordarmi Jeff Bridges, alieno arrivato sulla terra in Starman di Carpenter.
Poi mi sono data una spiegazione: forse la calma e l’immobilità servono a far risaltare la violenza delle sue azioni nel tentare di difendere le persone che ritiene le più importanti per lui?
Curiose anche le poche parole che riesce a formulare, quasi fosse una persona con grosse difficoltà di relazionarsi con gli altri.
Forse una persona sola, con nessun affetto, abituato ad arrangiarsi da sempre?
Certo l’aspetto, il modo di muoversi, gli abiti, lo sguardo, sembrerebbero una corazza costruita per gettare fumo e per sopravvivere.
O forse invece, è un violento da sempre, e lo nasconde sotto l’aspetto del biondino buonino?
Ho come l’impressione che sia un film che gioca molto sull’emotività: sono uscita dal cinema. a fine visione. colpita e muta.
Ripensandoci oggi, leggo qualche falla della quale non mi ero accorta subito.
Deludente Carey Mulligan, che ho adorato in An education e in Non lasciarmi, tutta sorrisini e dito indice alle labbra.
Bravi tutti gli altri, assolutamente in parte, compreso il bambino, anche se ritengo siano ruoli tutti un po’ stereotipati: il gangster cattivo, il gangster a scalare, la mezza tacca, il povero ladruncolo piovuto in mezzo a storie più grosse di lui.
Drive è comunque un film che non si dimentica facilmente, da vedere, e con un occhio bene aperto a tutte le sfumature.

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