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E’ un pomeriggio dello scorso fine agosto, e siamo lì, noi, quelle (come dice un’amica) del “komitato 4 gatti” che ce la raccontiamo.
E’ già un po’ di tempo che non la vediamo, ma ecco che arriva “la mimi” (che poi si chiama michela centanaro).
E’ in pienissima forma, si siede con noi ed io lo chiedo del suo papà.
Lei mi racconta che non sta per nulla bene, da oramai tanti anni, ma come sempre quando le si chiede del suo papà, lei si illumina e comincia a raccontare di Vittorio padre, uomo e musicista.
Io Vittorio non lo conosco benissimo, lo conosco per lavoro e perché é un carissimo amico del mio capo e con lui ha lavorato per tanti anni.
Solo una decina d’anni fa, quando ho conosciuto Michela, ho conosciuto anche Vittorio.
Una sera ai Cica, con la chitarra.
Io rispondo alla  mimi con i miei ricordi.
Di Vittorio ho bene impresso il suo volto, quella faccia sempre sorridente, quei  suoi capelli un po’ sempre dritti da artista o scienziato, quel suo modo di muoversi sempre un po’ agitato e il suo balbettio.
Vittorio era uomo vivo. Al solo vederlo capivi quanto fosse contento di esistere.
Io ascolto Mimi, che ci racconta ridendo aneddoti di Vittorio, e mi rendo conto di quanto la mia impressione su Vittorio sia quella giusta: dalle parole di mimi, esce energia pura. La zingara è incantata dai racconti, tanto che dice a mimi “ma perché non scrivi un libro su di lui?,” mimi dice che ci ha pensato tante volte, la zingara dice a me “perché non lo scrivete assieme?”.
Io dico sì, lo facciamo. Questo inverno la scriviamo.
Ieri Vittorio se ne è andato, e adesso abbiamo un impegno preciso, glielo dobbiamo.
Mimi da figlia racconterà quello che Vittorio è stato e io l’aiuterò.
Lo so,  sarà un libro ricchissimo, così come ricca è stata la vita di Vittorio.
Mimi, già lo sai, non te lo devo dire: sei stata una figlia fortunata.


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