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Da ragazzina, le storie di avventura con protagonisti dei ragazzini non mi piacevano.
Ora so perché: ero invidiosa.
Di più, ero rosa dall’invidia, macerata, mangiata, corrosa, infarcita, spurgavo invidia da tutti i pori.
Alla Tv dei ragazzi c’erano storie di ragazzini coraggiosi.
I libri per l’infanzia mi parlavano solo di ragazzini coraggiosi.
Ne Le avventure di Tom Sawyer, o Le avventure di Huckleberry Finn,  i ragazzini uscivano di notte, di nascosto dai genitori (quando li avevano, e non si trattava di zie) e si cacciavano in storie fantasmagoriche, viaggi sul fiume, ladri che li inseguivano, grotte che pareva li inghiottissero.
A me, non sarebbe mai capitata una storia così.
Amavo alla follia Scout che si limitava a rotolare nel pneumatico sino alla casa di Bou.
Oggi, sono adulta e l’invidia mi è passata.
E rivivo queste storie che mi sono negata attraverso pagine e immagini.
Super 8 è un film per ragazzi che coinvolge gli adulti.
Un film girato da un maestro della macchina da presa: carrelli, gru e qualsiasi mezzo si possa avere a disposizione. Neppure i campi a due sono statici.
Un film dove nelle prime due inquadrature si viene già catapultati nella storia.
Chi sa raccontare per immagini è degno del nome di regista.
Non alzatevi sui titoli di coda.
Come in Piramide di paura e in Up, durante i titoli viene narrato il seguito della storia.
Un film per ragazzi, si sa che finirà bene, ma quello che importa è come si snoda durante la narrazione, e la narrazione, in questo caso, è di quelle da ricordare.
Si sorride, ci si spaventa, si piange per la commozione.
Un’americanata, qualcuno l’ha definita.
Vorrei ce ne fossero tante americanate come queste.
Entrate in sala, fate in silenzio, aprite gli occhi e ascoltate: questa è magia!

 

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