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L’uscita di Carnage mi ha fatto correre a comprare “Il dio del massacro” di Yasmina Reza per prepararmi alla visione del film.
Sono uscita dalla lettura di questo testo, contenta, appagata.
Sono uscita dal cinema delusa e anche un po’ annoiata.
I genitori invitando a casa i genitori del bambino che ha colpito con un bastone il figlio della coppia ospite, vogliono dimostrare agli altri (ma forse soprattutto a loro stessi) quanto siano civili.
Quanto, nonostante i due incisivi rotti del figlio, siano pronti a passare sopra, in cambio di civilissime scuse al bambino vittima da parte del bambino carnefice.
Ma non è così. 
Il testo è una degenerazione dei rapporti umani.
Le due famiglie borghesi, andando avanti nel loro pur breve incontro, si lasciano andare ad ingiurie, urla, strepiti.
A Polanski è scappato qualcosa (nonostante la Reza abbia partecipato alla stesura della sceneggiatura), forse così preso dalle inquadrature perfette, pulite, ricercate.
Totale assenza di movimenti di camera, totale assenza di regia cinematografica.
Polanski ha messo in scena delle scene familiari.
Belle, costruite, eleganti,  ma senza l’essenza del cinema.
Il testo è stato tradito anche nel trasporre l’azione dalla Francia all’America.
Particolari si potrebbero chiamare, ma necessari alla costruzione del disfacimento.
Un esempio: la torta di frutta o crostata, è in origine un clafoutis, dolce francese fatto di avanzi, considerato il pasto dei contadini, che si mangia tiepido. Una scelta azzardata da parte della padrona di casa, che nel film si perde e che non fa comprendere le facce stranite degli ospiti di fronte al dolce, per giunta, servito freddo.
Lo so, il testo è una cosa e il film un’altra, ma non – secondo me – quando si tratta di una pièce teatrale che viene portata sullo schermo così com’è, tra le quattro mura di un appartamento e un piccola divagazione sul ballatoio di casa.
Durante la lettura immaginavo il crescendo descritto, mentre mi sono trovata davanti alle crisi di due americane isteriche.
L'ipocrisia, che nelle ultime battute del testo, riporta tutto a posto, fa cadere nel vuoto anche il finale del film.
Consiglio: lasciare perdere Polanski, per lo meno sino a quando non si ricordi di essere stato un grande regista.
Promemoria: leggere Il dio del massacro di Yasmina Reza.
 

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