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In questo post raccontavo della presentazione del libro “Il corpo delle donne” di Lorella  Zanardo alla Feltrinelli  di Genova e scrivevo che l’incipit del libro era una bella metafora per dire “non è che ci dobbiamo aspettare sempre che siano gli altri fare un gesto, un’azione: potrebbe anche partire da noi”.
Il fatto che raccontava la Zanardo per illustrare quello che stava dicendo, era certo una banalità, certo uno di quei fatti che accadono migliaia di volte e alle quali noi non diamo conto ma che forse ci dovrebbero far riflettere che è proprio da lì che dovremmo ripartire, se per caso volessimo arrivare da qualche parte.
Vado a braccio “la mattina sul bus c’è sempre qualcuno che si lamenta dei finestrini chiusi, della puzza, del caldo, che non si respira e per ogni persona che apre un finestrino ce n’è sempre una pronta a dire “Oh… finalmente… era l’ora”.
Io che viaggio solo sui mezzi pubblici questa scena l’ho vista e vissuta migliaia di volte, e per puro caso quella che apre il finestrino sono sempre io.
Questa mattina non ce l’ho fatta.
Salita al capolinea, mi siedo e mi metto a leggere Lo schiaffo di Christos Tsiolkas.
Non sento molto caldo (il bus non è pieno, ristagno di puzza non mi pare ce ne sia, per lo meno non intollerabile se non me ne accorgo).
Una signora si avvicina ad un ragazzo vicino al finestrino e gli chiede di aprirlo, io mi accorgo di quel che sta accadendo, tiro su gli occhi dal libro e constato che anche il mio finestrino è chiuso. Poso il libro in grembo e apro il finestrino sopra il mio sedile, ed ecco la signora sbucata dal nulla che sino a quel momento non aveva detto nulla, dire “Oh finalmente meno male!”
Mi giro verso di lei e le dico “Vede signora, io stamattina non avevo caldo, ma se l’avessi avuto avrei tirato giù il finestrino, oppure nel caso fossi stata lontana, avrei chiesto a qualcuno vicino di farlo per me, perché non ci si può sempre aspettare che qualcuno faccia un gesto per gli altri, a volte potrebbe partire anche da noi.” La signora seduta davanti a me si gira e mi fa un cenno di approvazione e la signora sbucata dal nulla dice “… oh, io lo avrei fatto ma pensavo fossero fissi, pensavo fosse libero solo quello piccolo” “Pensi signora” rispondo io “che quello piccolo in genere è l’unico a tornare su come una molla!”.
Prima di abbassare lo sguardo sul libro le lancio un sorriso stiracchiato, e poi penso che avrei dovuto infierire dicendole che la prossima volta avrebbe potuto accertare da sola
l’eventuale blocco del finestrino.
Lo so sono una cagacazzi.
Non le ho neppure spiegato che 3 su 10 non scendono perché sono usciti dalle guide e sono bloccati dal giorno dopo la messa in servizio del mezzo.
Non so come dire, ma mi sono tolta un peso dallo stomaco, una gran soddisfazione, proprio come ieri mattina quando la signora genovese di ottimo umore sull’ascensore della metro si è presentata ad una giovane mamma “Piacere Rita, genoana da una vita” e subito dopo “Ragazza, la mano la devi stringere quando la dai, che fai brutta figura ” l’altra schermendosi “…ma io sono delicata”
“sì , secondo me tu sei delicagata”.
Signora 1 – ragazza con mano a pesce morto 0.
 

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