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Sì lo so sono sempre la stessa.

Non sono mai contenta.

Ma io non so se la manifestazione di ieri mi è piaciuta.

O meglio, posso dire che cosa mi è piaciuto.

Mi è piaciuto essere in tanti tantissimi, da non riuscire a capire quanti eravamo.

Ma mi è rimasto un po’ d’amaro in bocca.

Siamo scese noi donne (ma anche molti moltissimi uomini dalle immagini che ho visto in rete e in tv), e qui a Genova tante tante coppie, anche anziane.

La sorpresa, ieri appena arrivata in piazza Caricamento, luogo del concentramento, è stata quella di non riconoscere nessuno.

In un primo tempo ho pensato che poteva essere positivo che ci fossero persone che non erano mai scese in piazza, persone che non avevano mai partecipato ad una manifestazione.

Poi con il passare del tempo la sorpresa è diventata un malessere: vedevo sì qualche faccia conosciuta, ma poche.

Mi sono nuovamente chiesta se fosse positivo o negativo.

Poi il corteo è partito e da come si muoveva, si capiva che molti non sapevano di essere in un corteo: gente che cercava scorciatoie, che si allontanava in massa lasciando il corteo, per poi riunirsi dopo, in piazza.

Lungo la strada si è messo a piovere, e arrivati a de ferrari pioveva abbastanza forte.

A quel punto la gente si è un po’ dispersa, cercando ricovero sotto i portici e non sono riuscita a vedere riunita tutta la gente che c’era alla partenza.

Dal palco la voce arrivava confusa e non sono riuscita a capire una parola.

Forse durante lo svolgimento del corteo, in piazza si era già radunata una grande folla.

Il mio malessere, nonostante questo invece che diminuire, aumentava.

Stamattina i solito interventi per minimizzare le piazze: “1 milione di persone in tutta italia in fondo cosa sono?”, “se un milione era in piazza il resto era a casa”, “doveva essere trasversale ma non lo è stata”, “in piazza in fondo c’era solo la sinistra, nonostante la Buongiorno” “le donne si sono fatte strumentalizzare”, “era una piazza politica”, “non era una piazza politica”, “e’ stato un segno del malessere”, “ecchissenefrega”, “che pena le donne che prima urlavano il corpo è mio e lo gestisco io, e adesso vogliono gestire quello delle altri, che tristezza”, quest’ultima la dichiarazione di una illuminata donna del centro destra o destra che sia, che ha talmente tante idee, che quando non sa come rispondere, si mette a far la gara con una comica facendole vedere il dito medio.

Questa non era una manifestazione di femministe, ma dopotutto cosa ci sarebbe di  strano a pensare che le donne vogliano continuare a gestire il proprio corpo da sole?

Perché la destra si ostina a vedere così distante il cammino percorso dalle femministe (certo non tutto oro, ma neppure tutta merda)  da quello che stanno percorrendo le donne di oggi, autodeterminate a farsi valere senza dover concedere le loro grazie in cambio di denaro o tornaconto in lavoro?

Ieri mattina ho sentito analisi su analisi sul fallimento del femminismo, dei rapporti tra madri e figlie e anche del sesso degli angeli. Ma di che cosa stiamo parlando?

Il femminismo sotto certi aspetti ha fallito è vero, ma tutti quegli uomini che ieri erano in piazza accanto alle loro mogli, compagne, amiche, non sono forse il frutto di quel po’ di strada che si è percorsa assieme?

E ancora voler far passare il messaggio per moralismo e qui vorrei togliere ogni dubbio: A NOI CI PIACE DARLA, ma a chi vogliamo noi e possibilmente non a dei vecchi bavosi, e quando la diamo, LA DIAMO GRATIS.

 

Poi stamattina finalmente ho capito a cosa era dovuto il mio malessere: era quello sforzo di voler essere senza bandiere, trasversali, ne si qua ne di là, quella paura di contarsi, quella massiccia adesione senza volto.

Una massiccia adesione senza identità.

Ecco che cosa mi è mancata: la coesione, non basta un intento comune, ci vuole qualcosa che ti leghi.

Mi sono sentita molto più dentro alla manifestazione per la FIOM, eppure quante realtà diverse anche lì.

Ma dichiarate.

Io no sono iscritta a nessun partito, ma non vedere le bandiere almeno delle varie associazioni che partecipavano ad un’iniziativa, come quella di manifestare per la dignità della donna e perché tutto questo schifo abbia fine, beh, a me è mancato.

Chi vuole le dimissioni? Quella parte del paese che non ha votato destra, lega e centro destra, e quindi è inutile negarselo: è vero in piazza c’era la sinistra, e anche tutta quella parte di persone moderate, che non hanno mai dichiarato ad alta voce, che questo uomo non li rappresenta.

Ma un errore c’è stato, secondo me, ed è sempre quello della mancanza di coraggio di quel che resta della sinistra.

Sinistra non vuol dire i comunisti che mangiano i bambini, sinistra per me vuole dire difendere i diritti umani e sociali, i poveri dai ricchi, gli non evasori dagli evasori, gli oppressi dagli oppressori, gli indifesi dai potenti, gli schiavi dai padroni.

Difenderli e insegnare a chi non ha i mezzi, a difendersi da soli, attraverso le tutele che esistono in uno stato che ci dovrebbe essere, e che invece ogni giorno di più si fa mangiare via un pezzetto.

Io voglio una sinistra che sia visibile e coraggiosa e un sindacato che non proclami uno sciopero di venerdì perché così può contare su più adesioni.

Ecco cosa mi ha ricordato un po’ la manifestazione di ieri: uno sciopero di venerdì.

Ci vuole un po’ di coraggio, ma ho paura che come scriveva Manzoni a proposito di Don Abbondio: “il coraggio uno non se lo può dare”.

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