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Gentile Signora Sindaco, desidero scriverLe in merito ad articoli apparsi sui giornali e in rete dove si parla della proposta di un regolamento comunale (a parer mio sia  chiaro) tanto stupido quanto inutile: il divieto di stendere i panni dalle finestre delle vie in vista della città.
Non so se sia vero, ma nel frattempo Le vorrei ricordare, gentile Signora Sindaco, qualcosa del genere che arrivò come imposizione nei giorni nefasti del g8 (stiamo per arrivare ai 10 anni). Se non ricordo male Lei, proprio in quell’occasione difese a gran voce la nostra città e le manifestazioni pacifiche: signora Sindaco, Lei era dalla parte dei giusti  (non mi addentro in quel che poi accadde, che è ferita ancora aperta per i genovesi che hanno l’abitudine di guardare in faccia le cose e non farsi raggirare da racconti fantascientifici, e che sanno benissimo come le cose accadano solo quando si vogliono fare accadere).
Mi scusi se mi lascio prendere dall’emozione di quei giorni e divago.
Tornando ai panni stesi, dicevo, Le vorrei ricordare quando il nostro beneamato presidente del consiglio, chiese che non venissero stesi panni dalle finestre, e si spinse anche più in là: fece ricostruire facciate finte attorno ai cantieri esistenti, teloni che riproducevano le facciate dei palazzi (Le consiglierei a proposito una buonissima lettura, una lettera intervento che fece su Repubblica, un nostro concittadino, il prof. Lauro Magnani,  non uno del volgo come me, ma docente di Storia dell’arte moderna, Corso di Laurea in Conservazione dei Beni culturali presso l’Università di Genova ,  in merito al nascondere i panni sporchi in casa (in questo contesto, i lavori di restauro di un palazzo).
Continuo a divagare, ma vedendo ieri sera Presa diretta sulla spazzatura, mi viene alla mente il fatto che sono in molti a voler nascondere quello che non piace sotto a dei teli. Continuando a divagare, Le dirò, che ieri sera mentre guardavo quel programma mi scendevano copiose le lacrime, pensando a cosa ci stanno facendo. Perché non mi interessa che quello che stia accadendo in Campania è lontano da qui 1000 chilometri, penso a quello schifo sversato nelle campagne e in mare, all’agricoltura che non esiste più, alle persone in ginocchio di fronte a quello scempio.
Ma Lei, in tutto questo non c’entra e quindi torniamo ai nostri panni stesi.
Vorrei ricordarLe che in rete, esistono centinaia di gruppi fotografici 
che coinvolgono migliaia di persone che amano fotografare e mostrare panni stesi, perché i panni stesi non sono brutti: sono la vita.

(io, ad esempio sono tra quelle pazze che fotografano panni stesi)

Vorrei pure ricordarLe  che l’immagine della nostra città in alcune fotografie di forse cento anni fa è affidata a panni stesi ad asciugare a sole.

(questa sopra, credo sia tra le più famose)

Le vorrei  inoltre ricordare le migliaia di bandiere della pace stese ai nostri balconi, non come bandiere, ma come parte del nostro corredo personale, e per ultimo Le voglio mostrare quanto siano utili i drappi stesi: questo è apparso in questi giorni in un cortile di Roma e segnalato da Micromega. 

Chissà se ne apparissero migliaia a Genova: ce li farebbe levare?

I genovesi sono fieri dei loro panni: li stendono al sole ad asciugare, perché il vento li attraversi  e li profumi di mare.

Nel frattempo già che le scrivo le racconterò una cosa che è accaduta ieri sull’autobus 17.
Al capolinea di Via Brigata Liguria, alcune donne salendo hanno insultato l’autista perché erano saltate, a detta loro, alcune corse. L’autista è stato, mi creda, un santo. Ha cercato di rispondere loro, quando ha visto che non volevano avere risposte, ma solo sfogarsi, le ha lasciate fare.
Mi sono alzata e sono andata a fargli un po’ di coraggio: era costernato. Mi ha detto che era in servizio dalle 7 (erano circa le 11,30 del mattino) ed era tutta la mattina che cercava di chiamare l’azienda per comunicare la rottura dell’obliteratrice: nessuno sino a quel punto gli aveva risposto.
I passeggeri salendo si lamentavano, lui prestava loro la penna per scrivere ora data e numero vettura, così come voluto dal regolamento. 

Poi è salito un signore senza biglietto che ne voleva acquistare uno. L’autista gli ha detto quasi piangendo “il biglietto ce l’ho, però le devo dire che è caro a bordo, costa 2 euro e 50…”

Capisce signora Sindaco, l’autista, che è un lavoratore e conosce in assoluto il valore di 2 euro e 50, si vergognava a chiedere un balzello così oneroso per un biglietto dell'autobus, e non mi dica che la corsa è stata portata a 100 minuti, perché se una persona ha qualche difficoltà a deambulare e non rientra nelle categorie tutelate, deve spendere quella cifra anche per sole due fermate.
Signora Sindaco, credo che la incontrerò domenica alla manifestazione per la dignità delle donne, ma mi faccia un favore: per la dignità di ogni cittadino, se c’è, batta un colpo.

 
AGGIORNAMENTO del 9 febbraio 2011:
due link, il primo di un giornale on line del comune, che simpaticamente ha corredato l'articolo usando una mia foto, il secondo una risposta della Sindaca.

 

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