Tag

, , , ,

Ecco, non è per dire, ma uno (di solito è uno, già…) che ti dice una cosa del genere e sa che tu dividi da anni la tua vita con i gatti, è da impalare come era uso fare  Vlad  Tepes, detto Dracula e anche  l’impalatore, con i turchi.

L’abbandono di una creaturina che ha vissuto con te almeno 10 anni della tua vita (ma anche meno, non ha importanza: Nietzsche viveva con noi da un anno e mezzo ma  il dolore non è stato diverso) è una lacerazione dentro.
Tu hai adottato (in alcuni casi ti ha adottato lei/lui, anche questo ha poca importanza, o forse no, è ancora peggio se sei stato scelto), sfamato, coccolato, vezzeggiato, curato quella palla di pelo, ti sei preoccupato
dei suoi denti,
delle sue vibrisse,
dell’occhio che lacrima,
dell’acqua sempre fresca,
di alternare la  pappa ogni giorno (che se no, col cazzo che la mangia),
della tazza dei crocchi sempre piena,
di dividere con lei (la palla di pelo) un po’ del tuo yogurt mattutino,
di sistemargli la copertina nella cuccia,
di non fargli mancare il topino a molla,
di procurarle  l’uomo de goma da tirarle in modo che lei lo pari,
di non stare troppe ore fuori, che se no poi ti fa i musi,
di non andare in vacanza da 20 anni,
di andare di corsa in bagno quando fa casino sulla tavoletta del cesso perché vuole che le apri il rubinetto (ama l’acqua corrente),
di togliere ogni sacchetto di nylon, perché potrebbe soffocare, giocandoci,
di nascondere quando esci i nastrini con i quali gioca, per la stessa ragione di sopra (quando ci sono io la vedo, ma altrimenti…)

di chiudere bene le porte che portano a cose pericolose,
di aprire le persiane e appoggiare la sedia perché possa vedere i gabbiani  attraverso il vetro e chiamarli e romperti i coglioni se quelli non la sentono (e quelli non la sentono che la finestra è chiusa),
di raccomandare a ogni persona che esce di chiudere la porta che potrebbe scappare la palla di pelo,
e poi lei, la palla di pelo, si ammala, e in pochi giorni tutto questo non c’è più, e porca troia, tu la ricordi solo nelle tue mani, che si fa fare le flebo e le iniezioni e si sottopone a tutti i supplizi che le infliggi, per salvarle la vita, ma non mangia più, si trascina a far pipì e sopravvive solo per farti un favore.
E, subito dopo che se ne è andata, ti trovi a non dover più chiudere le porte (che le chiudi a fare?) e a non dover restare un po’ in studio a tenerle compagnia (che oggi ci siamo stati poco…), e puoi andare a casa presto e non passare dallo studio al mattino… un incubo.
Io ho avuto palle di pelo per casa dal 1988, ne ho avuti 11 contemporaneamente (per un annetto anche 12), una tribù meravigliosa composta da 12 code ritte e 12 bocche spalancate, che invocavano la pappa, che facevano la cacca anche in due
contemporaneamente nella stessa cassetta, 48 zampette che zampettavano e saltavano, 240 unghiette che unghiettavano.
Quando una palla di pelo se ne va è una tragedia (sia cane, gatto scoiattolo, bradipo, coniglio, panda  o koala anche se lo avete importato di contrabbando).
Vi ritrovate orfani delle vostre palle di pelo perché ogni palla di pelo è diversa dall’altra, più intelligente, meno, curiosa, testarda, amante dell’acqua, della carta, della conca, del letto, della credenza, del calorifero, della distendiera, dei panni sporchi e di quelli puliti.
Ogni palla di pelo è un mondo nel quale non sapete di entrare sino a che non lo provate, e poi ci sono palle di pelo super speciali, come per me lo sono stati Baruc e Tomasina.
Quindi per cortesia, nessuno è obbligato a condividere l’amore per le palle di pelo, ma almeno se non vi interessa fatevi li cazzi vostri, e se state per pronunciare la frase del titolo, vi auguro che vi rompiate una gamba, e vostra moglie vi abbia appena lasciato per un bagnino di 20 anni meno di voi, e dopo che siete arrivati in bagno su una gamba sola, e vi state rialzando, cadiate e vi spacchiate anche l’altra, e il vostro cellulare, che avete lasciato in bagno per emergenza, si sia scaricato e non abbiate modo di chiamare un’ambulanza, sino a che non arrivino i vigili del fuoco – chiamati dai vicini attirati dalle vostre urla di dolore – a tirarvi su da terra e vi trovino col culo nudo e praticamente incollato al pavimento gelato (che vi eravate pure dimenticati di accendere il riscaldamento), e che rimettere a posto la porta blindata (sempre che troviate un fabbro disponibile) vi costi almeno 1500 euro in contanti (che i fabbri sono dei vampiri).

Annunci