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Sarà che sin da piccola col sogno ci inzuppo i biscotti nel latte al mattino, sarà che da almeno 40 anni aspetto mi costruiscano un chip per poter trasmettere i miei sogni, sarà che ricordo sogni fatti più di 30 anni fa, sarà che proprio pochi giorni fa ho incontrato due personaggi in un libro e dopo un paio d’ore, nel sonno, li ho rielaborati e ricostruiti in un sogno pieno di emozioni, dove una sola frase ricreava un’atmosfera che ho cercato di tener viva continuando a pensarci perché, io, che il dono della sintesi non ce l’ho, avevo assistito ad un rapporto riassunto in due parole.
Sarà per queste e mille ragioni (lasciando pure perdere Shakespeare e Cenerentola) che Inception mi è piaciuto proprio tanto.
Ho visto in giro recensioni cervellotiche, discussioni fiume, teorie “pippettare”, secondo me per giustificare il successo di un film tipicamente americano: attori, regista, effetti speciali, trama complicata. Nel senso di: cazzo quanto mi è piaciuto questo giro di ottovolante, costato una cifra, recitato da attori di moda, pieno zeppo di effetti speciali… e adesso cosa adduco per mantenere la mia fama di recensore intellettuale?
Inception, o ti prende o non ti prende, o ti lasci fluire  dentro le immagini o cerchi di capire.
A fianco a me, ieri, c’era un signore che spiegava alla sua compagna ogni singola immagine, ogni livello di sogno, sbagliando clamorosamente.
Non riusciva ad entrare nel gioco, voleva capire, e io immaginavo cosa sognasse abitualmente questo signore, così quadrato, così pieno di certezze, così volenteroso nell’apprendere.
E’ un film da vedere con gli occhi belli aperti, per seguire tutto quello che accade sullo schermo, invenzioni, scenari che cambiano, livelli che si intersecano, continui cambi di situazioni.
Due le cose che mi hanno colpita: una che si cerchi un bravo architetto per inventari gli scenari all’interno dei quali si dovranno svolgere i sogni indotti, e ciò che Di Caprio dice proprio all’architetto nuovo spiegandole in cosa consisterà il suo lavoro, le chiede (grosso modo) se quando parte un sogno lei si ricorda di come è arrivata sino lì, e che si dovranno ricreare atmosfere più che location, e che non si dovranno usare ricordi.
Queste piccole frasi (che riportate così, forse poco diranno a chi non ha visto il film) sono (secondo me) il ponte tra il film e i sogni di ciascuno di noi.
Sempre che in quel noi, ci sia chi abbia ancora voglia di sognare.

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