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Nel senso che non riesco più a trovarmi.
Quando arrivo qui, su queste pagine, mi capita come nel mio sogno peggiore (quello che mi perseguita): credo di percorrere una strada o di girare l’angolo e ritrovarmi dove pensavo e invece… mi rendo conto di essermi persa…
Ma, mentre nel sogno lo so come stanno le cose  e cioè che non sono io ad essermi persa ma è quel porco dell’orco sabbiolino che continua a spostarmi le location (dopo gli spiedini con tanto peperone o mezzo chilo d’uva, vorrei vedere voi, vorrei vedere…), nella realtà non mi trovo più.
Arrivo da pagine che leggo sempre con piacere, ritrovo l’ironia di alcune, l’amore per la scrittura di altre (sto parlando al femminile, me ne accorgo mentre scrivo, ma sono quasi tutte donne quelle che seguo) e avrei una gran voglia di scrivere, di far fluire pensieri e parole (grazie Mogol…) e invece mi blocco. Ieri ho letto le prime righe di un post, che ho immediatamente smesso di leggere perché mi portava troppo al mio stato mentale, l'inizio raccontava più o meno, della meraviglia che provava chi scriveva: sino a poco tempo prima non c’erano  pensieri che non l’avrebbero portata al blog, oggi invece…
Mi sono fermata lì, perché per quasi cinque anni è stato così anche per me.
Ogni cosa buffa che accadeva in giro, ogni battuta che mi pareva valesse la pena essere raccontata, ogni momento di gioia e/o di malessere, un’immagine curiosa.
Tutto finiva su queste pagine.
Un evento nazionale, una mostra cittadina, un mare blu, un raggio di sole fuori stagione, la prima gemma, un pianto, un riso, un aperitivo con gli amici.
Mi sono persa perché mi pare che nulla valga più la pena di essere raccontato.
Mi appare tutto scialbo, tutto mediocre, tutto già pensato, tutto già detto.
E tutto questo mi intristisce.
Il mio appuntamento, o quasi, quotidiano con queste pagine è stato un impegno preso con me stessa, con la voglia di dimostrarmi un po’di perseveranza (che diciamolo, a me è sempre mancata).
Sono il dio delle cose incompiute, nostra signora delle azioni abbozzate, regina incontrastata delle opere sospese, ed invece, ecco che per quasi 5 anni arrivavo qui e scrivevo, e l’impegno preso con me, era salvo.
E non era un obbligo, ma un piacere.
Era un piacere guardarmi intorno con occhio diverso, con attenzione per poter raccontare in seguito, con il gusto di documentarmi prima di scrivere castronerie.
Vabbè, insomma, è inutile che continui con questa lagna:  mi sono persa
 
Magari uno di questi giorni mi ritrovo.

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