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"L'Ufficio Facce, geniale metafora di Beppe Viola ed Enzo Jannacci, dopo quarant'anni diventa realtà in Rai. Nel nuovo codice per i talk show firmato da Mauro Masi, quello del "nemmeno in Zimbabwe", è contemplato anche il controllo della direzione generale sulle espressioni del pubblico in studio.
 
Una smorfia, un mezzo sorriso di troppo e, oplà, la trasmissione viene chiusa per sempre. Figurarsi con gli applausi o i fischi. L'atteggiamento corretto del pubblico, secondo il codice "da Masi", sarebbe l'imitazione delle sagome di cartone già usate dalla Triestina calcio per colmare i vuoti in tribuna. Muti, sordi, immobili.
Con l'avvento di Annozero, in programma da giovedì prossimo, era scontato che Masi battesse un colpo. Meno scontato era che il direttore generale lo battesse sulla propria testa. Il presunto regolamento sottoposto all'approvazione del cda Rai è più sciocco che vergognoso. In pratica, è la sfrontata e quasi puerile ricerca di un pretesto qualsiasi per chiudere i talk show, quello di Santoro anzitutto, nell'anno del probabile voto anticipato.
 
Siamo molto oltre lo Zimbabwe, vicino al Minculpop fascista. Nel regolamento redatto in stretto burocratese, sono previste anche altre "correzioni" alla fortunata formula dei talk show, in particolare di Annozero. Per esempio, il solito tentativo di affiancare un opinionista di destra a Marco Travaglio, che nello schema sarebbe troppo di sinistra, probabilmente a sua insaputa. L'ipotesi è agonisticamente divertente. In fondo non sarebbe male vedere Travaglio, ormai bravissimo in tv, distruggere ogni giovedì sera il Sallusti di turno. Ma soprattutto è interessante il principio. Perché, se si tratta di garantire "in ogni caso il pluralismo nell'informazione Rai", allora si apre subito un altro fronte. A chi tocca il ruolo di controbattere agli editoriali bulgari di Augusto Minzolini?
 
Come si vede, la mossa del direttore generale telecomandato da Arcore, è tanto arrogante quanto dilettantesca. La pretesa di stabilire un controllo di vertice sull'autonomia delle testate giornalistiche Rai da parte del direttore generale è infondata ai limiti della bizzarria. Sarebbe come se l'amministratore delegato di un gruppo editoriale si arrogasse il diritto di decidere i titoli in prima pagina. Se pure il cda Rai, in una crisi di autostima, decidesse di approvare il codice Masi, non se ne farebbe comunque nulla. I conduttori, Floris e Santoro in testa, potrebbero rifiutarsi di applicarlo, leggi alla mano. Da subito i comitati di redazione delle testate Rai, quasi all'unanimità, hanno bollato le norme come "scelte estemporanee e senza progetto, che avranno effetti devastanti sulla qualità dell'offerta Rai".
 
Quella di Berlusconi, di cui Masi è soltanto una protesi, è la mossa disperata di un potere alle corde. Un potere ormai in declino nella società e dunque arroccato nella trincea di partenza, nel bunker televisivo. Spiace soltanto che a fare le spese di questa strategia del bunker sia la principale azienda culturale italiana. La Rai sarà l'ultima vittima del berlusconismo. Non si rendono conto, i dirigenti di viale Mazzini, che appena si aprono nuovi spazi d'informazione il popolo del telecomando scappa sul satellite, da Mentana, ovunque si respiri aria di libertà. E invece di contrastare questa fuga, si adoperano per rendere l'immagine della tv di Stato ancora più bolsa, angusta
e servile. Se i consiglieri d'amministrazione Rai avessero un minimo di dignità professionale, piuttosto che discutere il codice Masi dovrebbero avere il coraggio di mettere all'ordine del giorno la richiesta di dimissioni di un direttore generale che sta avviando l'azienda di viale Mazzini verso il fallimento. O il patrono della Rai ha da essere sempre don Abbondio?"

di Curzio Maltese 
16 settembre 2010

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