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Sulla scia dell' entusiasmo provato per Paolo Caredda e il suo racconto Giorno di paga in via Ferretto, venerdì son uscita dal lavoro e mi sono fiondata da Feltrinelli per acquistare Altri giorni, altri alberi,  suo romanzo-racconto edito da ISBN alla fine del 2009.
E me lo sono letto in un attimo.
E mi ha fatto fare i sogni belli.
E’ la storia di una gara tra alberi di natale rionali: e visto che si svolge a Genova, attorno allo stadio, diventa in alcuni momenti anche una gara tra le due squadre genovesi.
Scrivono sul romanzo che è una fiaba- post atomica per adulti: dico io, è per chi abbia voglia di leggere una fiaba.
La trama è bislacca: io ci ho trovato una dolce metafora sul tempo che fu, sui pensieri felici che potrebbero far muovere il mondo.
Anche questo, come il racconto della raccolta che cito nel post precedente, si svolge a Genova, e precisamente a Marassi.
Ancora una volta luoghi a me ben noti.
Caredda racconta di particolari che non esistono più: o conosce persone che lo hanno informato nei minimi dettagli, o è veramente vissuto lì, e proprio negli anni in cui ci sono vissuta io.
L’edicola interna di Via Fereggiano, nel portone, vicino al bar, alla panetteria, alla rosticceria, alla merceria e ai droghe e coloniali.
L'edicola dentro il portone sono tanti anni che non c’è più. Forse, dovrei controllare, potrebbe esistere ancora un’edicola all'interno di un negozio, ma io sono certa che si riferisca a quella che ricordo io. Era proprio all’interno di un portone, ne occupava la parte sinistra, e la giornalaia, si sporgeva solo con la testa e si vedevano solo le mani che ti porgevano i giornali come se fosse seduta troppo in basso. Proprio come nel video che Caredda ha girato per Elisa, la ricordo quasi come una marionetta, bionda, e parlava solo in genovese.Insomma un altro viaggio con la macchina del tempo, un giro nei luoghi della fanciullezza e questa idea, che si possa vincere, dando forma ai, propri e altrui, pensieri felici.
Sul sito di ISBN scrivono di Altri giorni, altri alberi: “è una struggente fiaba per adulti, ricca di riferimenti pop e di altissime citazioni: L’Uomo Tigre, Tim Burton, Boris Vian, La città dei bambini perduti di Jeunet-Caro, Terry Gilliam, Ken il Guerriero e Iain Sinclair”.
Per me, che le citazioni colte non le ho sapute leggere,  un viaggio nel tempo tra le idee e gli oggetti di ieri: il solito mondo che non c’è più, quello dei negozi di periferia, di lavori e persone che non usano più.
(E mi è tornata anche alla mente la signora che vendeva solo banane col suo banchettino minuscolo, in fondo a Salita della Zebra.)

Aggiornamento del 20.08.2010
Ho fatto un giro con gugol e c'è un'edicola dentro un negozio.
Mannaggia ero sicura ricordasse quella nel portone (per fortuna non ho scommesso un rene…)

 

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