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Belli i tempi in cui quando si andava in ferie e si doveva avvertire con un post –  i propri lettori, amici, nemici, conoscenti, spasimanti, maiali della rete- al fine di non farli preoccupare: non eri sparita, eri solamente in ferie.
Nei miei preferiti spuntano un paio di post: mi ricordano dei bucaneve che timidamente provano a uscire al primo raggio di sole.
Niente da dire, niente da segnalare, tutto piatto come l’elettroencefalo di qualcuno di mia conoscenza.
Si prova a fare un po’ di resistenza, ma forse nemmeno con tanta convinzione, tanto ci sono i mondiali e aggiustano tutto.
Pensavo giorni fa che forse invece di discutere tanto nei salotti televisivi mascherati da dibattiti – se va bene o male, se c’è la crisi o no, se il sì al referendum è cosa buona e giusta, se la legge sulle intercettazioni andrebbe fatta così o cosà, se siamo più corrotti o meno che durante tangentopoli, se gli aquilani sono contenti o no (e prova ad essere tu contento dopo un terremoto che ti ha devastato la città, deficiente!), se siamo in democrazia o stiamo facendo le prove di regime, se quello sapeva sì o no che gli avevano pagato la casa, se quell'altro si facesse fare i massaggi o no, no, si, no, non  è vero, non lo so, siamo liberi, ma no, – e una volta per tutte,  si interrogassero, politica e stampa (che poi alla fine mi pare siano quelli che ci dicono cosa dovremmo fare) – cosa realmente va bene.
Basterebbe un solo esempio, che ne so un'azienda a non essere in crisi, una buona notizia di quelle alla Gabanelli tanto per dire, e ci scapperebbe forse un sorriso.

Per adesso il dilemma da risolvere è quanto cazzo grosso si sia comprato il tv il tuo vicino, e se i mondiali li avrà visti meglio di te.
 
Ma affanculo mai, eh?

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