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Quando lo vidi per la prima volta, Terry Lennox era ubriaco in una Rolls Royce fuori serie, di fronte alla terrazza del “Dancers”. Il custode del parcheggio aveva portato fuori la macchina e continuava a tenere lo sportello aperto perché Terry Lennox faceva penzolare il piede sinistro come se avesse dimenticato di possederlo.
 

Il lungo addio, Raymond Chandler

 

Sono ancora andata in giro con quella che l’amico dei bigliettini chiama la mia macchina del tempo.
 

Nel 1981 in campeggio a Sestri Levante, facendo un salto a Domodossola, e tornando a Genova a vedere Dalla in concerto.
Dall’altra parte del telefono un po’di sorpresa e qualche cambiamento: un figlio, una nuova compagna, una nuova casa in un’altra città, e la sua vecchia meravigliosa risata contagiosa.
Mi ha recitato l’incipit de Il lungo addio e mi ha  detto che gli ho fatto nascere l’amore per Chandler – che ha letto tutto – (come ho fatto io del resto)  e per i musical.
 
A fine giornata sono andata nel 1973, una passeggiata e un bicchiere di vino e i nostri soliti discorsi: aggiornamenti e ricordi.
37 anni e ancora ci raccontiamo il presente ma anche il nostro come eravamo.
Non ricordavo di avergli dato una mia foto da piccola in braccio alla mamma.
 
Lo so perché parlo spesso del passato.
A parte il fatto che mi piaceva un sacco, molto più di questo presente, vuoi per i miei pochi anni, vuoi per la curiosità, vuoi per le speranze, mi piace scoprire attraverso queste persone che esistevo, perché io pensavo di essere assolutamente trasparente.
(Che è moooolto diverso dall’essere la donna invisibile che quando ne ha le palle piene di tutto e di tutti decide di sparire)

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