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Complice l’aglio che ho messo abbondante nella salsa di noci la notte scorsa è stata dura.

Attorno alle 23,30 ero a letto con Philip Roth ma lui è scivolato dal letto quasi subito (se l’è presa che mi sono addormentata senza neppure salutarlo).
Alle 2 sono andata a riprendermi il fidanzato ufficiale che si era addormentato in cucina davanti alla tv che urlava come al solito cose insulse.
Non so che ora fosse ma mi sono svegliata di soprassalto sul bordo del letto col fidanzato ufficiale che si esibiva nella notissima “cantata in sol, è inutile che mi spingi, che mi giri, che mi sposti che la causa è il naso chiuso e non sento un cazzo e tra un nanosecondo ricomincio da capo”.
Non so come ma mi sono riaddormentata per poi svegliarmi prima, molto prima della sveglia, in quel momento dove il sonno e la veglia si fondono in una merda di dimensioni gigantesche.
Gli incubi appena fatti sono lì in fila come soldatini, ma sono nulla in confronto ai tuoi pensieri, quelli veri, che se fai tanto di metterti supina, ti si posano sullo sterno e ti guardano mentre diventi bianca per la fatica. Ho cercato di farli scendere e muovendo le gambe ho svegliato il gatto, il quale da quando è morto il fratello si annoia e nel cuore della notte lancia urla strazianti rompendoci fortemente il cazzo (confido nelle vecchie mura del palazzo a preservami dalle vendette dei vicini).
Poi ha pensato bene di mollare una pisciatina in un angolo e scavare il pavimento con le unghie per nasconderla.
Dopo aver rincorso il gatto, schiacciato un piede al fidanzato, litigato con lo stesso che mi ha mandato a fare in culo per il dolore, ho parlato con dio, e mi sono riaddormentata, anzi sono svenuta, per poi svegliarmi ancora prima che suonasse la sveglia.
 
Ma secondo voi,  di quante ore è fatta una notte di merda?

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