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Questo paese deve cambiare, pensavo questa mattina attraversando piazza De Ferrari col vento in faccia, stringendomi la sciarpa al collo con la mano sinistra e tenendo “Tuono a sinistra” nella mano destra.
Non può non cambiare, o collasserà.
Io non so se questa ondata di corruzione sia più grande o più piccola di tangentopoli, ma la mia percezione è che questa non sia una nuova ondata ma sia sempre la stessa.
Non so, se come dicono, nel 92 rubavano per il partito, e oggi rubano per loro stessi.
Non lo so.
So, che quello che emerge è, che in questo paese ci sia corruzione.
 
Mi è venuto alla mente Monopoli, pensando al colore viola e associandolo con Parco della Vittoria.
Mi è venuto alla mente che ne ho letto, ma non riesco a ricordare dove: l’autrice diceva che amava vicolo stretto.
Mi è venuto alla mente che giocandoci qualche volta,  non ho mai avuto manie di grandezza ma avrei anche voluto metter su una casa a Parco della Vittoria, o pure in quelle zone un po’ meno residenziali, tipo Largo Augusto (verde) o piazza Giulio Cesare (giallo), ma mi beccavo sempre vicolo stretto (lilla) e se proprio mi andava bene Bastioni Gran Sasso (azzurro )e se mi capitavano le società erogatrici, era sempre una su 4, la stessa cosa vale per le stazioni (a me la nord mi piaceva un sacco).
Poi c’erano gli imprevisti e le probabilità: e lì fremevo, perché mi poteva capitare qualcosa che mi avrebbe cambiato la vita:invece no,  a me moriva sempre qualcuno e così dovevo pagare il funerale.
E poi mi chiedono perché non mi piacciano i giochi di società.
 
Io non lo vedrò questo cambiamento che ci dovrà essere.
E non lo vedranno i miei figli e i miei nipoti che non ne ho.
Mi manca la vista sul futuro, ma vorrei ardentemente che chi ce l’ha, potesse fare qualcosa.
Che potesse insegnare ai figli che insegneranno ai nipoti che non è così che funziona.
Io non ho nessuno a cui dirlo, o meglio lo dico sempre e solo a persone che già la pensano come me, che hanno la mia età, voglia di cambiare, ma non gli strumenti per farlo.
Quante discussioni su “che fare?”.
C’è qualcuno che ci prova con qualche movimento politico, salvo poi tornare sui suoi passi quando capisce che non è la strada giusta: che mi pare una cosa bellissima, capire anche di aver sbagliato strada, e tornare sui propri passi per ricominciare.
Mi pare bellissimo perché non è la cieca fede che ti fa andare avanti se sai che stai sbagliando.
C’è qualcuno che è un poco più ottimista, e dice siamo in tre, in quattro e domani saremo di più, a credere che non serve solo il denaro per andare avanti.
C’è qualcuno che si sbatte, e spera.
 
Non so cosa io stia facendo, ho l’impressione quasi nulla.
Ieri sera ho sentito qualcuno che diceva “non è vero che la “gente” non è indignata, è depressa, non riesce a reagire".
Forse è questo il mio senso di malessere, ma sono stanca di stare ferma, di aspettare che giri la carta delle probabilità e non solo quella degli imprevisti.

 

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