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Guardo a destra. Guardo a sinistra.
Niente.
Non c’è nulla che valga la pena di essere raccontata.
La gente sui bus è muta, chiusa nei cappotti, nascosta da sciarpe e berretti.
L’unico argomento è il tempo.
Solo la signora merda col cagnetto continua a sgomitare per farsi dare un posto, ma non fa più storia.
Stamattina, anche il solito matto, quello che si incazza per un semaforo rosso, quello che ha sempre fretta e bestemmia, dando pugni al palo dove si tiene, non ha dato fuori. Niente. Seduto in silenzio a guardar fuori.
 
Commentare le trasmissioni televisive, quelle che stanno per essere chiuse? Non se ne parla.Argomento trito e ritrito.
Parlare di film? Boh?
Di libri?
Di seghe mentali di 50enni uomini e donne che si rincorrono senza trovarsi?
Di fini dicitori?
Di scrivani senza nessuna probabilità di farcela?
Della crisi economica che ci sta sommergendo?
Del fatto che a girare coi mezzi pubblici si vive una realtà completamente diversa da quella che vive chi si muove in auto?
Vogliamo parlare della sanità?
Degli amori mai nati?
Di facebook o di tutti i social network, che ne nasce uno al minuto?
Dell’ultimo cellulare, come faceva quello sfigato stamattina sulla metro?
 
E’ sicuramente colpa mia, ma non ci posso fare nulla.


E per chiudere il discorso
voglio dirti amore mio
questo e’ un arrivederci
e non e’ certo un addio

Sarà facile incontrarsi
educato salutarsi
quell’azzurro di sicuro
non mi incanterà mai più

 

 
 
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