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Questa volta, per parlarvi di un film, mi affido cpmpletamente alle parole di Simona Santoni (che si sposano con il mio pensiero a parte il particolare, che io non ho amato Train de vie)
qui l’articolo in rete.

"Chi come me ha amato Train de vie non può non attendere con trepidazione il nuovo film di Radu Mihaileanu. Ed eccolo, finalmente, dal 5 febbraio arriva nelle sale Il Concerto, dove con gioia ritroviamo tutto lo slancio un po’ folle e fuori dalle righe che caratterizza il cinema del regista rumeno: emozioni amplificate senza vergogna, avventure rocambolesche ed assurde, umorismo e tragicità.

“Questo film ha nell’animo il temperamento slavo,” ha detto il cineasta in questi giorni a Roma, “e noi dei paesi dell’Est abbiamo sempre la tendenza ad andare verso gli estremi, a superare i limiti e i confini”.

Infatti Il Concerto spesso travalica le soglie del grottesco e del realismo, a volte fa aggrottare le sopracciglia perplessi, altre volte fa ridere di gusto. Fino all’esplosione emozionale dell’esecuzione del Concerto di Čajkovskij, a cui il regista concede generosa pellicola, e anche stille impudiche di sentimentalismo. Ma senza tutto questo non si apprezzerebbe la genialità di Mihaileanu.

Come in un Train de vie, ritroviamo il tema dell’antisemitismo, questa volta però nell’Unione Sovietica di Brežnev, e anche l’allegria dirompente del mondo gitano e l’immigrazione: i russi che si recano a Parigi al Théâtre du Châtelet sembrano un’orda barbarica alla devastazione dell’Occidente. In mezzo al dramma e alla rivalsa dalle persecuzioni del passato, e alla bellezza diafana di Mélanie Laurent, c’è tanto umorismo e c’è tanta musica. Perché, come dice il vecchio ebreo componente della falsa orchestra del Bolshoi, “Meglio avere l’asma che non avere orecchio
”."
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