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Caro Andrea,
in questa città che è un buco di culo, dove si conoscono tutti e se starnutisci a Sampierdarena ti sentono a Priaruggia, capita anche che se ne vada una persona a te cara e che non ti arrivi neppure all’orecchio.
L’ho saputo ieri da te, e sarei sprofondata quando ti ho detto “salutamelo”, e tu mi hai guardato e non capivi. Non potevi pensare che mi fosse sfuggita una notizia come questa.
Poi hai realizzato.
Ho trattenuto a stento le lacrime, perché non volevo farti pesare il momento.
Ci siamo abbracciati, ti ho tenuto una mano, e in quel momento mi sembravo così finta, mi sembrava un gesto di circostanza, ma credimi non lo era.
Ci sono persone che pensi debbano essere immortali, che non se ne andranno mai.
Il tuo papà era una di queste.
Era tanto che non lo vedevo quando l’ho incontrato con te, ed era bellissimo.
Sino a poco tempo prima neppure sapevo della tua esistenza, e ieri invece pensavo che chissà, magari ti ho pure incontrato qualche volta, di sfuggita, magari in studio in albaro. Chissà.
E’ stato un medico, un politico, un giornalista, un partigiano.
Sai, quando venivo in studio con mia mamma, loro parlavano sempre della resistenza, e tuo padre non c’era volta che non mi incontrasse e che non mi chiedesse come stava la mia mamma.
Ieri mi hai detto che quando gli hanno chiesto come voleva essere presentato nella prefazione di un suo libro, lui ha detto come un medico, perché lui era un medico, di quelli veri, di quelli di una volta.
Io ti ho detto è sempre stato un medico, ancora non sapendo, e riferendomi al fatto che adesso medico non lo era più, ma mi sono sbagliata, perché lui, prima di tutto era un uomo.
Io non so come dirti, e chissà se mi crederai – ti scrivo qui perché mi hai detto che mi leggi  e perché voglio che le mie parole siano pubbliche – è come se ne fosse andato un padre.
Ti sembreranno parole grosse, ma è così.
Ci sono stati tre uomini nella mia vita, fuori dalla mia cerchia familiare, che hanno contato tanto per me: uno ha contribuito alla mia formazione scolastica, un altro alla mia formazione professionale, e l’altro, il tuo papà, alla mia formazione di donna.
Non ha importanza conoscere bene una persona, ha importanza quello che sa darti nel tempo che passi con lei.
Tuo padre, bastava che ti guardasse, con quei suoi occhi trasparenti, che ti parlasse con quella sua erre particolare, che ti prendesse una mano e ti guardasse negli occhi, che ti sorridesse rassicurante, anche quando aveva cose difficili da dire, e sapevi che non stava esercitando una professione, ma che ti stava donando tutta la sua umanità.
E quando lo incontravo in qualche manifestazione pubblica con chiunque stesse parlando, non esitava a venirmi incontro e salutarmi.
Si rivolgeva a me con il tu, anche se non ero stata sua paziente da piccola, e questo gesto mi riempiva di calore.
Anche se mi sono rivolta a lui sempre con il lei, adesso dico “ciao Edoardo, mi mancherai, anche se ti vedevo di rado e da tanto tempo non eri più il mio medico”.
E a te caro Andrea dico, ti sono vicina, anche se ci conosciamo poco, e dico anche che un po’ ti invidio per aver avuto un papà tanto meraviglioso.
Maria Cristina
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