Tag

, ,

 
Mi capita molto raramente andare al cinema e uscirne senza smadonnare.
Ieri è stato uno di quei … “raramente”.
“A serious man” è un film molto bello.
Poi è anche molto divertente.
E’ anche molto Yddish.
E anche molto cinico.
E molto molto ironico.
La parola capolavoro (come ho letto in alcune recensioni) è una parola forte e non mi viene neppure in mente di poterla scrivere.
Magnifico, fantastico, super, mitico, non sono termini che mi piacciono.
Ma che sia un film, quasi perfetto, beh, potrei quasi spingermi a dirlo (non è perfetto perché un paio di rallentamenti mi hanno fatto pensare a qualcosa che appunto mancava per raggiungere la perfezione).
Il prologo, in lingua yiddish  sottotitolato in italiano, catapulta lo spettatore nelle prime scene di  “Per favore non mordermi sul collo”: la serietà e la cupezza dell’immagine, non traggano in errore lo spettatore sbadato. Le espressioni degli attori rivelano, sin dalle prime immagini tutta l’ironia dei racconti yiddish.
Molte persone, mi è stato detto all’uscita dalla maschera, si sono alzate e volevano andarsene convinte di aver sbagliato film. E già questo la dice lunga non sul film, ma sul pubblico che oggi frequenta le sale cinematografiche: immaginazione, zero meno, voglia di stupirsi 1 e mezzo, ed ecco perché funzionano così bene quei mattoni sui coglioni di film italiani.
La storia è…, la storia non c’è, o meglio c’è un uomo al quale capita tutto il negativo che la vita può regalare: moglie, figli, parenti, amici, sogni, medici, segretarie, colleghi, capi, vicini, alunni e parenti degli alunni, avvocati.
Gli resta una sola cosa: affidarsi al rabbi, alla religione, e decide di sentirne non uno ma ben tre, l’ultimo dei quali, il più importante, appare più come un mago di Harry Potter rincoglionito, che non il grande saggio, e la sua segretaria una sorta di Ursula, la strega del mare ne La sirenetta di Disney.
Ma non serve, come non serve dire “non ho fatto niente”, sarà proprio questo – forse – a condannarlo.
Il finale è – questo posso dirlo, contraddicendo quello che ho appena scritto – grandioso.
E’ qualcosa che si porta via tutto, il film appena visto, le convinzioni, le incertezze.
Non ci si deve chiedere di questo film “qual è il messaggio”?
Lo si deve vedere, lo si deve gustare, lasciarselo entrare dentro, accantonare il buonismo e farsi rapire dal cinismo del quale sono permeati i racconti  yiddish.
I personaggi poi, sono talmente ben caratterizzati che al primo sguardo non hanno più segreti per lo spettatore.
Sì, forse è una semplice raccolta di aneddoti, di modi di dire e fare, e descrivendolo in questo modo potrebbe sembrare un film fatto di nulla, ma invece è un continuo esercizio per la mente.
Ecco, dopo ieri… fratelli Coen, potrei quasi amarvi.
Annunci