Tag

, ,

Ahhhh, l’ho fatto.
Ho letto Uomini che odiano le donne.
E mi sono sentita un uomo (nel senso che mi sono odiata).
Che io le so le cose, le so prima.
E che questo libro non era da leggere, pure.
Ma mi sono fatta fottere, che sembra che io faccia la snob, quando invece son preveggente.
Che il fatto che io legga molti gialli contemporanei (ai quali mi sono avvicinata negli ultimi anni) mi fa considerare da molti una lettrice da poco.
Quindi se dico che La strada non la leggerò mai, e se dico che non leggo gli scrittori latino americani, se dico che ho letto i primi 4 Harry Potter tutti assieme e i sono piaciuti, se dico che La versione di Barney secondo me è una cagata pazzesca (e preciso pure che sto leggendo Le meraviglie di St. Urbain Street e non mi sta piacendo, proprio perché non mi piace come scrive Mordecai Richler e non quello che dice), se dico, se dico, se dico…
In giovinezza ho letto tanti classici, non tantissimi, un tot.
Ho letto soprattutto scrittori europei.
Ho scoperto che certi scrittori del nord Europa come Paasilinna – che scrive favole bellissime – sono bravissimi e che invece sono molto zoppicanti, secondo me, a scrivere gialli.
Uomini che odiano le donne è un saccheggio continuo.
Sembra che l’autore (pace all’anima sua) abbia visto tanti telefilm e film, abbia letto anche il Codice Da Vinci e si sia detto: “cazzo se lo ha fatto Dan Brown a me chi mi ferma? Ho pure il fascino del nord…”
Ha preso un frullatore e dentro ci ha infilato
– un giornalista incolore, tanto buonino, come Lupo de Lupis, che pubblica una storia che lo porta alla galera (ma è una galera di lusso, una specie di albergo a tre stelle dove lui sconta meno della sua pena e quando esce ne sente la mancanza), e che poi naturalmente si riscatterà alla fine,
– una psicopatica tatuata, hacker, anoressica e anche lesbica che fa tanto tendenza, dal passato misterioso e che non riveliamo, – così abbiamo gettato il seme per il secondo libro –  che ricorda nell’abbigliamento e nelle sue capacità informatiche, la Abby di N.C.I.S.,
– una donnaconlagonna raffinata, intelligente e un po’ mignotta, che non guasta, che ricorda la Faye Dunaway di Quinto Potere, però leggermente più simpatica,
– un’altra donna che ha il suo momento, ma svanisce come una polaroid degli anni ’70, e che mi ha ricordato la maestra de Gli uccelli
– un avvocato buono, a scelta nella filmografia, che tanto conta poco ed esce quasi subito di scena,
– un avvocato cattivo sadico e carogna, anche questo a scelta nella filmografia, che tanto viene liquidato subito pure lui,
– un avvocato gangster, che ha a che fare con la vendita d’armi e i cartelli della droga colombiani, e non si capisce come sia diventato tanto ricco perché è un coglione spaziale e incolore come il giornalista,
– un vecchio signore che ricorda il generale Sternwood de Il grande sonno,
– una ragazza che si pensa possa aver fatto la fine di Laura Palmer di Twin Peaks,
– una famiglia di disadattati, avidi, ricchi, e un po’ merdosi, stile  L’orgoglio degli Amberson ed ecco il frappè bello pronto,
Il finale è come in  I signori della truffa con i soldi che spariscono dai conti, solo che invece che finire nelle casse di Amnesty International e Greenpeace, finiscono nelle tasche di un singolo individuo.
Essendo tanta la carne al fuoco, è evidente che all’interno delle 700 pagine una storia da seguire e che desti interesse la si trova.
L’interesse in me, lo ha destato la ricerca di Laura Palmer, attraverso la ricostruzione fotografica alla Blow out.
Poi, la noia.
E ben mi sta.
Annunci