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B. era un idolo di ghiaccio, nessuno prima di lui fu in grado di suscitare passioni altrettanto ardenti negli usurai gelidamente calcolatori, negli industriali, negli avvocati dei grandi studi, nei carrieristi cinici. E, forse, non ci fu altra società con una cosiddetta élite – di cristiani ed ebrei – altrettanto masochisticamente entusiasta delle proprie debolezze e meschinerie, di quella che prosperò sotto l’egida intollerante e arrogante di B. Io, l’odiavo, anche perché non riuscivo a rassegnarmi di essere intellettualmente e moralmente impotente di fronte a lui. Mi scagliai con veemenza contro i suoi discorsi che celavano l’illogicità dietro il vigore acustico, che spacciavano la sua superbia di magnate per superiorità intellettuale e virilità. Sviscerai e smascherai le sue contraddizioni, la sua temeraria immoralità, la sua ignoranza. Tutto inutile. Non riuscii a convincere né a smuovere nessuno. I miei antichi compagni si misero persino a rimproverarmi perché mi agitavo troppo e avrei finito col nuocere a quelli che comunque non potevo aiutare. Ero impotente, ma non mollai. Lui diventò il simbolo dei miei fallimenti privati e pubblici: la secca nella quale ero incagliato. Quello sterile duello infantile – solo dopo la caduta di B. scoprii che anche lui mi considerava un avversario – diventò un’autentica mania. Dunque, perché stupirsi se quella mattina mi svegliai con il suo nome sulle labbra? Se il nostro letto matrimoniale inondato dai raggi del sole primaverile non riuscì ad alleviare la mia ossessione? Sì, era il mio chiodo fisso, pensavo che per poter essere felice in casa mia e nel mio letto avrei dovuto prima cambiare l’ordine del mondo e della patria.
 
Da “Le nove valigie”
Di Béla Zsolt
Scritto nel 1948
e pubblicato da Guanda nel 2004
 
 
B. : Istvan Bethlen (1874 – 1947) governò l’Ungheria dall’aprile del 1921 all’agosto del 1931.
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