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Il primo giorno non lo ricordo, tanto è vero che non so mai se fosse il 5 o il 6 di ottobre.
Il secondo sì. Dov’ero seduta, i colleghi che passavano per conoscermi, quel che dovevo fare e il cinismo di un collega che mi disse “quanti anni hai?” ed io a mezza voce “… 22” “ecco bene, adesso ce l’hai nel culo per altri 38…Benarrivata!”
E poi passano gli anni.
Ogni tanto, appena scesa dal bus, mi trovo a guardar su verso il palazzo, e mentre attraverso la strada mi chiedo come ho fatto tutti i giorni per 3O anni ad entrare lì dentro e non uscirne che a sera, alternando anni felici di buon lavoro (pochi, i primi dieci) a periodi di frustrazione profonda (per esempio, oggi).
E non mi pare vero, e chissà ancora per quanto tempo sarò costretta ad alzare gli occhi per guardar il palazzo e mi domanderò: "ma come diavolo ho fatto!"
Certo, meglio che essere precaria o disoccupata, lo so, ma ogni tanto viene da pensare anche che potrebbe andar meglio e che potrebbe anche non piovere.
 

 

Ieri sera mentre guardando Ballarò mi è  tornato alla mente un post di Slasch nel quale scriveva più o meno, che se nasceva un’altra volta di lavoro voleva fare “quelli che stanno dietro ai politici a Ballarò e fan sempre di sì con la testa”.
Li guardavo, sembrano quei cagnetti che stavano nelle 600 ai miei tempi, il movimento dell’auto faceva muovere loro la testa. Avevano lo sguardo fisso, proprio come questi, però mi chiedevo: questi non ce li hanno, vero, gli occhietti di plastica o di vetro?

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