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Forse non proprio tutti, ma quasi tutti quelli che mi conoscono, sanno che f. sta costruendo una tonnara.

O meglio, il modellino di una tonnara. E precisamente la tonnara di Camogli.
Come è andata? Che f. che di solito non parla, a volte parla quando non dovrebbe.
Ha preparato dei filmati per il museo della pesca di Porto Pidocchio e poi ha detto:
 “L’unico modo per capire bene come è fatta una tonnara, sarebbe quello di costruirne il modellino”.
Qualcuno ha detto: “Ma che bella idea. Perché non lo fai?”.
E così eccomi tramutata nella moglie di un pescatore in miniatura.
Ho passato sere ad infilare quasi tre metri di piombini, a cucire reti, con la scusa che lui non ci vede.
Tutto questo per dire che in casa non siamo tanto normali.
Venerdì sera era la serata scelta per infilare un filo elastico lungo tutta la rete per chiudere…
Vabbè, inutile che ve lo spiego, poi vi fate una gita a Punta chiappa e ve lo vedete….
Siamo lì, coi gatti che cercano di aiutarmi dicendo “io, io…” (soprattutto Nietzsche, che per il modellismo è portato) e ci dimentichiamo quasi di cenare, e ad un certo punto io me ne esco con “un giorno di questi ci dovremmo sposare, che metti che muoio e la pensione non se la becca un cazzo di nessuno.
Sbocconcelliamo, formaggi e schifezze varie ed io concludo con una pesca e pane, burro e marmellata di more (che me l’ha preparata la mamma di D.).
Sarà stata circa l’una ed ecco che f. se ne esce con “cosa mi mangio adesso?” .
Domanda di rito, alla quale, prima di aprire il frigo, aggiunge sempre, “una merda mi mangio”.
Trova una confezione di uova da sei in scadenza e mi domanda “secondo te, le mangiamo sei uova da qui a domenica?” “non credo proprio”, rispondo io” “allora mi faccio uova in camicia”. “Fanne uno anche a me”. “Sì ne faccio due” “Due a testa?” “No uno a testa” “Uno per uno? Ma dai fanne due” “Sì ne faccio due” “In tuttoooo?”
In certe sere e ad una certa ora, dopo aver infilato tre metri di elastico questi dialoghi senza potrebbero andare avanti sino al mattino senza arrivare ad un accordo comune.
Io continuo a cucire, lui davanti al fornello “Ma non avevamo un mestolo piccolo?” “Non è che l’avevamo: lo abbiamo” “ah, e dov’è?” “guarda bene che lo trovi”.
Io non è che in genere abbia un buon carattere, ma quando faccio la moglie del pescatore, divento scontrosa.
“Ah, eccolo, me lo vieni a tenere”
Io asciugo la bava alla bocca, raccolgo la mia rete, caccio un urlo per tenere lontane le fiere dal tavolo, e mi alzo avvicinandomi ad f. che come se fosse la cosa più seria del mondo, e porgendomi il mestolo, mi dice “scusa, dici che ci dovremmo sposare, e poi non mi tieni neppure il mestolo”?
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