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Ieri mattina ero lì all’ombra dell’ombrellone sammontana (quello nella foto di due post fa che di mattina fa ombra lato monte) e si avvicina “dimmi”.
Si siede all’ombra vicino a me con le sue borse. Mi chiede un “garro”. Dice che la sigaretta in marocco si chiama garro. “Parli marocco?” mi chiede. “Insegnamelo” rispondo io. “Come si dice, dammi una sigaretta?” e lui “dammi un garro” “no come si dice dammi al tuo paese?” “ah….ara (e mentre lo dice fa un cenno con la mano verso se) ara garro!” Bene, stasera quando tornerò a casa e sarò senza sigarette dirò ad f. “ara garro!” e lui mi manderà a cagare. “Hai visto alla televisione che fa male il fumo? Quanto fumi tu?” “Un pacchetto al giorno” rispondo, e penso da ieri un pacchetto meno una…. Gli chiedo come va, se ha venduto. Mi fa segno con il dito pollice e indice unite: zero, non ha venduto niente. Poi mi racconta che lascia borse e magliette nello stabilimento vicino. Io lo sapevo, ma pensavo mettesse la sua mercanzia al riparo e invece chissà dove la lascia. Insomma, gli hanno rubato dieci magliette: due alla settimana. Lo so, le borse e le magliette non dovrebbe venderle, e io gliel’ho già detto che non le compro, ma cazzo, rubargliele!
Oggi è arrivato, per il terzo garro in tre giorni di seguito, a godere di un pò d’ombra. Stamattina ha venduto due portafogli e una borsa. E poi mi ha anche detto che ha crediti per 220 euro, le signore non hanno mai soldi, ma che poi glieli portano, Però l’anno scorso una signora gli ha comprato un portafogli (30 euro) e non è mai più tornata. Si asciuga il sudore e dice “vita dura, io non ho mai rubato, ho 53 anni, lavoro e basta”. Poi ricomincia con la solfa che io sono buona ma non gli compro mai niente, io riprendo la mia di solfa quella che se vogliono che vada in giro con una borsa firmata, i produttori devono pagare me. Lui continua con il fatto che io compro l’argento dai tailandesi. Io gli dico che sono pakistani e vendono merce del loro paese, e che se lui vendesse cose marocchine io le comprerei, e tatata e tatata. Ride, e mentre lo fa, si alza e dice “vado a lavorare”. Ci salutiamo e so che ripasserà altre 10 volte oggi, senza più fermarsi.

Ve lo confesso: preferisco passare mezz’ora con “dimmi” che con Cota.

* Quest post è dedicato a G. che frequenta la spiaggia, mi legge sempre e si è lamentato del mio silenzio.

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