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C’erano, una sera di 40 anni fa, in una casa qualunque, sdraiate su un divano qualunque, due bambine. una dormicchiava, l’altra guardava la tv. La più piccola – quella che dormicchiava – aveva 9 anni ed era stanca, appena rientrata dalla vacanza in campagna trascorsa con gli zii e la cugina, la più grande, che di anni ne aveva 12, aspettava ansiosa di vedere un uomo che dopo un fantastico viaggio avrebbe posato il suo piede sulla luna. La dodicenne che di fantasia ne aveva poca, non pensava nè a Verne nè a Méliès, e oggi dice che trasmisero Ultimatum alla terra (che pensandoci bene con la luna non ci azzeccava un’emerita cippa di cazzo). La dodicenne, al momento fatidico pensò: “è fatta. Quando avrò 40 anni, sulla luna ci andrò in vacanza, altro che Belforte Monferrato!”

Nello stesso momento, in un’altra casa qualunque, all’altra parte della città, c’era un ragazzino di 15 anni che, aspettando il momento fatidico ingurgitava latte bianco per disintossicarsi dalla benzina inghiottita dopo averla rubata succhiandola con la canna preposta all’uso, dalla 1100 di un professore di scuola media che diceva “dungue”.
(Benzina assolutamente necessaria alla pulizia della catena della sua bicicletta Bianchi, dice lui oggi).
Il ragazzino dice anche che quella notte trasmisero Viaggio nella luna di
Maries-Georges-Jean Méliès, e quella notte pensò “quando avrò 40 anni, in bici andrò sulla luna, altro che a Molare!”

40 anni dopo, in un’altra casa qualunque, sempre nella stessa città, una 52 enne e un 55 enne discutono ancora sul film trasmesso quella sera.

Su una cosa sola, sono d’accordo: la luna non era poi così vicina.

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