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Che sia arrivata finalmente l’estate non sono a dircelo le rondini (che quelle arrivano in primavera e visto che come sanno tutti le mezze stagioni non ci sono più, arrivano e qui stanno), ma le urlatrici della spiaggia.
Ci siamo quasi: manca una quindicina di giorni all’apertura ufficiale della stagione.
I danni delle mareggiate sono stati riparati, a parte il più grosso al quale dovrà porre rimedio il comune, le cabine ritinteggiate, montato il bar anche se non ancora in funzione, montate le porte delle cabine al piano basso, ma soprattutto ci sono già tutte, loro, le starnazzatrici.
Quelle che si parlano da un livello all’altro degli scogli con il tono di voce degno di un ultras.
Si può provare a guardarle male, ma non se ne accorgono, prese come sono a starnazzare.
Si spera in grandi tornei a carte, che si svolgeranno d’ora in poi, per comodità loro, presso i tavolini vicino al bar.
Là lo starnazzamento si perderà tra le urla dei ragazzini e il tormentone dell’estate, diffuso dalle casse.
Lo scoglio numero due, si spera, tornerà ad essere una sala da lettura e un approdo per il gabbiano numero sette.
Perché essere al 17 maggio e continuare a ripetersi “non so ce la posso fare”, a noi ragazze silenziose, non ci fa un gran bene.
 
P.S. Ieri dopo il mare ho comprato questi e vorrei leggerli tutti contemporaneamente: La bambola cieca (Giorgio Scerbanenco), Scandaloso omicidio ad Istanbul (Murat Mehmet Somer), Il ragazzo che leggeva Maigret (Francesco Recami), Treno di notte per Lisbona (Pascal Mercier), In fondo alla palude (Joe R. Lansdale), Non deve accadere (Anne Holt). f. ha preso questi, molto più seri, che lui mica è uno scemo come me… Il diverso come icona del male (Marco Aime, Emanuele Severino), La ragione e l’occulto (Federico Pastore).
Sembro proprio una bambina invegendata alla quale hanno regalato un tot di bambole per la comunione: non so con quale giocare per prima.

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