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Alle medie, ne accennavo qui, facevamo il doppio turno: tre giorni al mattino e tre al pomeriggio.
Alla mia classe toccavano i primi tre giorni della settimana di mattino, gli altri di pomeriggio.
Il mio banco, chiaramente, quando non c’ero io, era occupato da un altro bambino, e con questo bambino ci scambiavamo bigliettini sotto il banco.
Anzi in un primo tempo, sul ripiano della cartella, nell’angolo in fondo, poi per nasconderli meglio sotto la sedia, tra il ferro della gamba e il legno della seduta.
Era andata avanti un po’, sino a che poi, una bidella, sicuramente, mai stata moglie senza mai figli, senza più voglie, si prese la briga e di certo il gusto, di interrompere questa innocente corrispondenza.
Io non credo di aver mai visto quel bambino, o meglio, sino ad oggi.
Mi sono chiesta tante volte chissà come fosse, cosa facesse, se vivesse ancora a Genova.
Beh, ho cercato con Internet.
Ne ho trovato uno: ha a che fare coi libri e, chissà perchè, ho pensato che avrebbe potuto essere lui.
E l’ho chiamato.
“Mi scusi, sono Talina de Tali, potrei parlare con il signor Tale de Talis?”
“Sono io, buongiorno”
“Mi scusi, tanto non mi prenda per matta, ma le devo fare una domanda”
“Io in genere non sono abituato a prendere per matto chi telefona…”
“Lo immagino, ma c’è un limite a tutto. Comunque ci provo. Lei frequentava la scuola Lomellini?”
Si mette a ridere “Sì, ma tanti anni fa…”
“Io le scrivevo bigliettini e lei mi rispondeva”
“Sì me lo ricordo… ma che cosa carina…”
Insomma era lui.
Adesso, lui sostiene che avessimo fatto una gita scolastica e da lì fosse nato tutto, io sostengo di non averlo mai visto.
Stasera cercherò di passare da lui.
Ecco.
Io volevo dire che a me FB mi fa una pippa.
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