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Non ti ho mai parlato. Incontrato tante volte.
Eri quello che arrivava dopo Agosti, il console dei tempi del mio papà.
Ti do del tu, non lo faccio mai, ma in vita se ti avessi dato del lei, mi avresti guardato male. Eri bello, bellissimo. Sempre in prima fila con i tuoi lavoratori. Loro a fianco a te, tu con loro. Le corde del collo tirate, quando discutevi. Lo so cosa vuol dire essere il console della Compagnia Unica Merci Varie: essere uno di loro. Per ogni problema la porta è sempre aperta, il console non è un capo, è una figura che non esiste più. Su lui si può contare, non ti tradirà mai.
Domattina saranno in tanti a salutarti, lo so, alla sala chiamata, sotto i ritratti di Lenin, Togliatti e Rossa.
Non mi vengono parole per descriverti quanto sia grande il vuoto che lasci, e le lacrime che ho già versato.
Alle manifestazioni, continuerò a pensare di vederti, con il tuo sorriso, i tuoi tratti marcati e il tuo eskimo verde.
Saranno in tanti a ricordarti, per tanto e tanto tempo ancora.

Buon viaggio, ovunque tu sia.

maria cristina, la figlia della matricola 118

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