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Oggi non è difficile andare al cinema e uscirne incazzati.
Non capita invece tanto spesso sentire all’interno della sala, alla fine della proiezione, tutti d’accordo in un’unica espressione: boh?
Questo è quello che dicevano tutti ieri uscendo dalla sala dopo aver visto “Disastro a Hollywood”: boh?
Quattro ragazzine, alla mia sinistra, sono uscite alla fine del primo tempo, i ragazzi davanti sbadigliavano, io mi sono quasi addormentata per ben due volte.
Tutti gli altri usciti di corsa (non che non lo facciano con gli altri film, ma la fuga è stata precipitosa: da scazzo).
A parte il solito discorso della regia che non esiste, dove per supplire a mancanza di idee si ricorre a mezzi da spot, vale a dire tanti particolari montati velocissimamente per movimentare la scena, accelerazione delle immagini, riprese volutamente mosse, per il resto, è un film che non esiste. L’unica trovata la prima scena, che poi è pure l’ultima, nel mezzo un racconto vuoto, senza trovate, noioso. Un ritratto trito e ritrito del mondo del cinema già visto alla nausea, una galleria di personaggi dei quali non te ne può frega’ de meno: il produttore alle prese con la ex moglie, il regista alle prese con la droga, l’agente alle prese con una storia con la ex del regista, il primo attore che fa i capricci.
Un cast della madonna: De Niro, Penn, Willis, Turturro, Wincott per cosa?
Un flop gigantesco.
Eppure Barry Levinson è stato anche il regista di film come Piramide di paura e  Rain Man – l’uomo della pioggia, e sceneggiatore di numerosi film di successo, come Tootsie e Sleepers, produttore, tra i tanti, di Donnie Brasco e Bugsy.
La nota divertente è che il film parla di un produttore in disgrazia.
Autobiografico?

* nella foto la mia espressione, para para, mentre assistevo alla proiezione.

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