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Stamattina, tanto per non annoiarmi, ho pensato di fare un salto a dermatologia.
Io quando mi annoio, penso sempre di fare un salto in ospedale, che lì non ti annoi mai.
C’ero gia’ stata in quel reparto, due anni fa, e ne scrivevo qui.
Adesso, il reparto non è lì, ma tra il numero tal e l’altro, nei fondi.
Ecco, dico tra me, mi mandano al padiglione… e tre quarti, quello che non esiste, quello di Harry Potter.
Che poi tra Il demone sotto la pelle e Lasciami entrare, sono ancora sotto l’effetto vampiro, bubboni, morti ammazzati, gente che prende fuoco, che vola e che succhia.
Mi domando, ma come? Avevano fatto tutto nuovo, tutti quei colorini per metterti in pace col mondo, che bisogno c’era di cambiare poco dopo due anni?
Ma queste sono domande che si può fare solo la Gabanelli e non una comune mortale come me. (O meglio, le domande una come me se le può fare, ma le risposte le conosce solo lei).
Il padiglione si chiama “operatorio” che a me fa già un po’ senso.
Immagino di arrivare tra i due padiglioni e cominciare a girare attorno senza riuscire a trovare sto padiglione fantasma, e forse neppure più l’uscita, e invece… esiste.
All’esterno due infermiere mi indicano la strada.
Arrivo nei fondi. Una sala d’aspetto, uno sportello accettazione vuoto e di fronte, nel corridoio, una signora a un tavolino improvvisato (molto improvvisato) che smista i pazienti, come una sorta di pre-accettazione.
Chiedo alla signora, che mi dice di aspettare che adesso arriva l’infermiera dell’accettazione.
Dopo un po’ arriva, parla con le persone che sono prima di me, le smista e adesso è il mio turno.
Mostro la richiesta e dico che dovrei parlare con la tale dottoressa.
L’infermiera mi dice di aspettare e sparisce dietro l’angolo.
Nel frattempo si forma una coda di demonio.
Dopo circa un quarto d’ora, riappare e dice “Eh, abbiamo dovuto inserirla, lei non è mai stata qui”. Io sto per obbiettare, ma lascio correre, lei continua “eh, adesso è complicatissimo ci vuole del tempo, non è mica più come prima…”.
Poi mi fa firmare un foglio per i dati, me lo consegna assieme a un numero e mi dice di bussare alla tale porta che ci sta la dottoressa che mi aspetta.
Busso, entro, porgo la mano per fargliela vedere, e la dottoressa dice dice “mi spiace, non lo so cosa sia. Si metta un cerotto, non dia sopra niente e aspetti”. Io insisto “ma secondo lei, cosa potrebbe essere?”
E dovrebbe leggere, nelle mie pupille a punto interrogativo: mi dica dottoressa peste, lebbra, un alieno o un semplice ematoma?
“Mi spiace, non si capisce, lo guardi e poi torni”
“Quando esplode ed esce l’alieno?” – sto per chiederle – “e se mi succede di notte, e si mangia f. i gatti e me?”.
“Lo guardo e poi torno, eh…” dico invece.
“Si, torna se succede qualcosa, arrivederci”
“Arrivederci…”
Grazie dottoressa, le sarò per sempre grata, per avermi tranquillizzata.
Adesso, ogni tre minuti, tirerò su il cerotto e guarderò cosa sta accadendo.
Se vedo che sta per attaccarmi, le telefonerò.
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