Tag

, , ,

Il 1975 fu un anno movimentato per la scuola. Non trovavamo pace. Ci avevano sfrattato all’inizio dell’anno e avevano deciso che la nostra sede sarebbe stata il palazzo dell’ex mutua marittimi (in via Milano) proprio in curva all’incrocio con Via Cantore. Le finestre sulla sopraelevata, l’entrata su un marciapiede strettissimo: un inferno. Noi, saremmo anche state  sciacquette, ma con una coscienza, eccheccazzo. E ci rifiutammo di andare nella nuova sede. Cominciò una vera e propria guerra, appoggiate dagli insegnanti di ruolo.
Avevamo già occupato per pochi giorni e con scarsissimi risultati la vecchia sede (per la verità, io mai di notte, che Ecuba mi avrebbe massacrato, che lei era sì una combattente, ma alla sua bambina col cazzo che avrebbe permesso di star fuori la notte, anche per una nobile causa). Il trasloco ebbe luogo nonostante persone sdraiate sulle scrivanie.
Passo uno, cominciammo con andare a riprenderci le nostre cose che avevano trasferito in via Milano.
Lì, c’erano i nostri professori (non di ruolo), tristissimi, obbligati a far la guardia ai barili vuoti.
Passo due, assemblee nell’altra sede dell’istituto, nell’enorme fatiscente edificio di via Ponte Reale.
Io frequentavo il secondo anno di un corso professionale della regione per il turismo (dopo aver lasciato lacrime e sangue e non aver concluso nulla in altri istituti negli anni precedenti).
Nella vecchia sede di una piccola traversa di Corso Andrea Podestà, nel centro della città, proprio sopra al Ponte Monumentale di Via XX Settembre, si tenevano corsi per addetti alle agenzie turistiche, grafici, cartellonisti e robe così (quella dalla quale ci avevano sfrattati). Nella sede di via Ponte Reale, parrucchieri, estetisti, cuochi.
Passo tre, eccoci infiltrate nelle altre classi. Si’, perche noi, mica volevamo far vedere che non andavamo nella nuova sede per non studiare (a parte i giorni che si marinava, ma su, è biologico), e allora a seguire lezioni di storie dell’arte, visite guidate nelle chiese al seguito delle altre classi.
Capitolazione. Ci rimandarono i nostri insegnanti e ci ritrovammo a far lezione un giorno tra le pentole, un giorno sui lettini delle estetiste, un giorno davanti agli specchi delle parrucchiere. Noi occupavamo le classi, quando le lasciavano libere gli altri.
Fu un periodo bellissimo. Il palazzo era fonte di scoperte continue, scale, ascensori, passerelle di ferro, anfratti, passaggi misteriosi, tutto rigorosamente e pericolosamente a pezzi: il trionfo del decadentismo.
Gli ultimi due mesi dell’anno ci consegnarono una scuola rimessa a nuovo per metà: la sede dell’ex teatro della gioventù in via Cesarea, stabile di epoca fascista, gestito dalla regione. Il Teatro esisteva ancora ma era un magazzino ingombro di materiali, dove andavamo a tenere le assemblee.
Oggi lo stabile di via ponte reale e’ stato ristrutturato e vi ha – tra gli altri – sede, la Rimorchiatori Riuniti (i rimorchiatori arancioni, quelli con i nomi di stati e citta’, senza i quali il porto non vivrebbe); anche lo stabile di via Cesarea è stato restaurato, e pure il Teatro: un piccolo delizioso teatro, considerato oggi la sede del teatro dialettale e dove trovano spesso accoglienza le compagnie minori, quelle che non riescono ad entrare in circuiti più grandi e che non fanno parte dei teatri stabili.

Annunci