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Sabato.
Alle 7 subito dopo la sveglia, sento arrivare da fuori un gran rumore che non riesco a decifrare. Mi alzo di scatto, coi gatti che scappano al mio sbattere delle coperte, guardo fuori: c’e’ il sole e non e’ pioggia, apro per sentire meglio. Ma che diavolo e’, non riesco a capire. Poi guardo meglio gli alberi nel viale, e ogni singola cima di ramo si muove, ma non e’ il vento. Sono centinaia di storni. Aspetto con trepidazione questa stagione. La stagione in cui si preparano a partire. Al mattino, ma soprattutto il pomeriggio, prima del tramonto, vanno dagli alberi del viale sotto casa, agli alberi dei giardini di Palazzo del Principe. E si muovono riempiendo il cielo di disegni fantastici. Poi mentre muovono le ali (che ho lette essere iridescenti, come il loro corpo) un raggio di sole li colpisce e da disegno nero, diventano d’argento. Io mi commuovo. Lo so, pare portino pure malattie nelle feci che depositano soprattutto nelle citta’ (non so perche’ piu’ in citta’ che in campagna, boh, ma ho letto cosi’), ma sono bellissimi. Parte uno e… via tutti, a gruppi sino a costituirne uno unico. Si preparano loro. Aspettano di essere tantissimi per affrontare il volo sino all’Africa. In formazione si riparano dagli assalti dei rapaci.
Che si provi un falco pellegrino a sfondare questo muro alato!
Ad Ovada c’era il mercatino dell’antiquariato. A Genova un sole incredibile e un cielo che piu’ blu non si poteva. Passati il turchino, 7 gradi. Pensavo di seccare dal freddo e di annegare dalla pioggia, invece solo il solito clima da basso piemonte, umidiccio ma meno freddo del previsto. Si e’ poi aperto pure un po’ il cielo bianchiccio e ha lasciato intravedere un po’ d’azzurro. Siamo tornati indietro con l’ennesimo sovra porta – che pensavo sarebbe andato a tenere compagnia agli altri in attesa di sistemazione. Invece, maligna io, pare che questo abbia gia’ trovato una possibile collocazione. Per il 2015 si potrebbe sperare di vederlo messo su.
Domenica.
Il passato e’ una terra straniera e’ un film che si lascia vedere, anche se devo aver visto una copia di stramerda. I trailers sono stati proiettati a fuoco, poi da quello che precedeva il film, il fuoco e’ andato a fare inculo. Tenendo anche conto che il film e’ girato con questa tecnica della sfocatura, cioe’ si va a fuoco solo quando il soggetto interessato e’ in primo piano, il fastidio di avere uno sfuoco da proiezione (non voluto) sullo sfuoco da ripresa (voluto) mi ha creato un leggero disagio agli occhi e puranco allo stomaco. Film bello nell’insieme, crudo e attualissimo, che andrebbe fatto vedere nelle scuole superiori, dove mi si dice ci siano diversi ragazzi molto, molto interessati al gioco (o forse solo in conseguenza di un guadagno facile, chissa’… con tutti questi che si fanno da soli). Ho letto le critiche al film (pochine per la verita’), nel senso che si racconta la trama e si fa l’analisi del testo, ma nessuno ti dice, ben girato, ben montato, belle luci, cagata pazzesca.
Niente di niente signori. Oramai questo e’ quello che passa il convento. All’uscita dalla sala c’era un critico genovese ed io ho chiesto al ragazzo se c’erano problemi alla proiezione e all’audio in sala. Questo mi ha guardato e mi ha detto “PERCHEEEE?” “Perche’ il film era sfuocato e l’audio faceva schifo” dico io. Il critico allora si accoda e dice “e’ vero, al di la’ dell’effetto sfocatura, era sfocato, ai titoli per esempio”. Il ragazzo si difende dicendo “Ma solo nel primo tempo!” Mi arrendo, visto che i titoli di coda non si riuscivano a leggere. Mi dispiace. E’ una delle piccole sale che amo e nelle quali ancora vado a vedere qualche film. Il critico mi dice che non ha capito la trasferta a Barcellona, io lo guardo e gli dico “mi pare ci fosse anche nel libro” e lui “il libro non l’ho letto… ma questo flashback sinceramente…”.
Io ammutolisco e saluto. Il flashback e’ solo un pretesto per raccontare la storia; durante la trasferta a Barcellona accade qualcosa che apre uno spiraglio nella lettura dei personaggi, di uno soprattutto.
Penso, quello di mestiere fa il critico, perche’ non mi dice qualcosa sul film e non sul racconto che non ha (tra l’altro) letto?
Ve lo dico io come l’ho trovato. E’ girato benino. Belle le luci e uno sforzo notevole nel ricostruire atmosfere cosi’ diverse tra loro. Gli attori sono tutti all’altezza dei loro ruoli, anche se alcuni stereotipati. Vabbe’, uno sceneggiato girato bene ecco.
E poi sono passata da Feltrinelli. L’ultimo di Camilleri, L’arte del dubbio; Lune nere, un libro che mi sono fatta arrivare di Evangelisti e Ferrucci (blogger, qui su splinder) – trovato scontato, ma stampato senza la fine del racconto di Ferrucci, dal quale avevo iniziato, e che mi pareva caruccio – e Io sono un gatto di un giapponese, del quale non ricordo il nome, figurarsi il cognome.
E poi, tregenda, sono andata a vedere un amico recitare una piccola cosa. E lui, devo dire, secondo me era nel pezzo piu’ carino (infatti ha vinto il premio della giuria giovani, che non conta una cippa, ma hanno motivato meglio che la giuria seria): Festival della regia, una rassegna di teatro amatoriale, 18 minuti per far capire Amleto. I piu’ hanno sbarellato, producendo stranezze e boiate imbarazzanti. E’ stata premiata poi, non la regia ma una prova attorale decente.
Lunedi’.
Ho visto che sono arrivati qui in molti cercando Doppia morte al governo vecchio di Ugo Moretti, romanzo dal quale e’ stato tratto il film di Steno,  Doppio delitto (ne scrivevo qui), trasmesso sabato sera da La 7.
Volevo dire a questi signori (non so perche’ ma penso siano uomini) che purtroppo il libro di Moretti non si trova. L’ho cercato e molto anche.
Libro: Doppia morte al governo vecchio
Autore: Moretti Ugo
Editore: Bariletti
Genere: Letteratura Italiana
data publ.: 1990
Attualmente non disponibile 
Prezzo di listino: € 9,30 
Se venissi a sapere di una ristampa, ne daro’ – con piacere – comunicazione qui.

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