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Mi sono fatta fottere. L’ho gia’ scritto mi pare. Giorni fa sono andata al supermercato durante la pausa per comprarmi qualcosa da mangiare (sono anni che non vado piu’ a mensa, e dopo che l’anno scorso, mi dicono, ho fatto piangere la capocuoca, non ci ho piu’ messo piede). E allora nei deliziosi 35 minuti di pausa mi compro qualcosa al supermercato di fronte e me lo sgranocchio. C’era Estasi culinarie, con un piccolissimo sconto, di Muriel Barbery. Mi sono fatta fottere. Ma guarda te, mi sono detta, la ragazza ha riscritto (a me L’eleganza del riccio era piaciuto, un po’ paraculo, ma mi era piaciuto). E invece no, sono sti strafottutissimi editori che mi hanno fottuto, perche’ questo racconto? romanzo? paraculata? e’ del 2000. E quindi se sta Muriel con questo non l’avevano notata per qualcosa sara’ stato e uno, leggendolo, poi se lo spiega. Mi sono fatta fottere.
All’inizio pensavo che avesse visto Ratatouille e si fosse ispirata alla vita del critico. Mi sono fatta fottere. E’ una pippa senza senso.
Pero’…
Mi ha fatto venire alla mente una cosa. A una cosa che scrivo spesso, sul fatto del gusto, dei sapori che si ricordano diversi da quelli che poi si sentono, dando sempre la colpa che certe prelibatezze non si assaggiano piu’, magari perche’ non ci sono piu’ le nonne o le mamme a prepararle, o come nel caso delle fragole di bosco che nemmeno le trovi piu’, e anche se le trovi ti sembrano comunque diverse.
E’ tanto, tanto tempo che non assaggio una cosa buonissima, di quelle che ti sciogli, di quelle che chiudi gli occhi per assaporarla, oppure proprio come nel caso del critico di Ratatouille, che trovi un sapore cosi’ intenso, in grado di catapultarti nel passato.
Pero’…
Mentre leggevo, pensavo all’ultima volta che mi era capitato un evento del genere, insomma se non proprio celestiale, almeno terreno.
Ero da amici e stavamo cucinando, quando si e’ materializzato un piatto di fette di pane toscano imburrate (non tostate) con le acciughe salate sopra, preparato da C. per ingannare l’attesa e il vuoto dello stomaco.
Ecco, io non me lo ricordavo piu’ quanto era buono, addentare il pane, sentire il burro freddo sui denti e l’acciuga sulla lingua e sul palato.
Perche’ ho detto tutto questo senza arrivare da qualche parte?
Per dirvi di non leggere Estasi culinarie, ma di ricordarvi di mangiare pane, burro e acciughe.

Vogliate gradire un genovesissimo intermezzo di musica leggera

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