Tag

,

Sono su un treno a meta’ pomeriggio. Credo sia primavera – inizio estate del 2000. Credo.

Sto tornando da Sanremo dove sono stata per lavoro.

Sto leggendo un libro. Un giallo Mondadori. Non ho l’abitudine di leggere gialli Mondadori, non perche’ io li schifi, ma semplicemente non ne ho mai letto uno. Perche’? Non lo so.
Pero’ da anni ho scoperto per caso in edicola, a causa della mia mania per i gatti (ho un settore della mia libreria “gatti” – libri umoristici, racconti di pazzi, libri illustrati – inutile dirlo, i gatti in genere preferiscono che io legga loro racconti dell’orrore, hanno iniziato con Dracula e hanno continuato col genere – , beh, dicevo questa autrice: Lilian Jackson Braun, che scrive di un giornalista diventato miliardario che ha ereditato due gatti, Koko e Yum Yum.
‘Na cagata, ma mi divertono. Si parla di cucina, di arte e di amore per i gatti.
Sto li’ che mi leggo il mio libro e si apre la porta dello scompartimento. Entra un tipo robustello seguito da una tipa strampalata con una borsa enorme.
Lui ha un gilet blu di quelli da fotografi – con le tasche – un sigaro spento in mano, la cenere addosso, i capelli arruffati e due occhi neri bellissimi. Lei ha due mani, ma pare ne abbia cento, un bel fisico, molto alternativa-trendy ma non se la tira. E’ simpatica: sorride.

Lui appena seduto comincia a chiedere a lei l’accendino. Lei cerca nella grande borsa. Non lo trova. Tira fuori tutto, ma non lo trova. Io mi avvicino a lui e gli porgo il mio. Lui sorride, mi ringrazia e allunga il collo per vedere cosa sto leggendo.

“Gialli Mondadori…” fa lui
“una cagata da treno…” dico io “ non leggo mai gialli Mondadori,  ma questo parla di gatti…”

“… L. J. Braun” fa lui

“Si’, una cosetta cosi’… io sono fissata coi gatti e allora qui ci sono due gatti…”
“… si’ lo so, Koko e Yum Yum”- mi interrompe
O cazzo. Il nome dell’autrice puo’ averlo letto sulla copertina, ma questo li conosce.
Bella figura di merda gli ho appena detto che sono una cagata e sicuramente li legge pure lui…
“… io scrivo gialli per Mondadori”
Ecco.
Non ho fatto una figura di merda, di piu’.
Non cerco neanche di recuperare. Tanto lui ha da fare. Gli si e’ rispento il sigaro e chiede alla sua accompagnatrice se ha da accendere. Lei risvuota la borsa per l’ennesima volta e trova un accendino.
Nello svuotare la borsa tira fuori dei libri. Libri tutti uguali.

Lui continua a parlare con me, di dove sei, cosa fai , da dove ne vieni, cosa sei andata a fare, ecc. ecc.

Viene il mio turno di chiedere. Lui dice “Siamo andati a fare promozione a questo libro ad Alassio”. Me lo porge.
Che strano. Io non so chi sia lui ma sono sicura che ho sentito citare per radio o visto su un giornale  il titolo del libro. Ma non l’ho visto come titolo, ma come argomento di una discussione. Che strano, sono sicura e glielo dico, ma sembro scema. Ricordo una cosa… ma non la ricordo… pero’…
Eppure e’  cosi.
Si presenta. Mi scrive su un foglietto di carta il suo numero di cellulare, io gli porgo il mio biglietto da visita. Gli dico se vuole venire a presentare il suo libro a Genova che conosco tanti librai. Lui dice che ha sete che berrebbe una birra ma non passa nessuno col carrello. Nel frattempo chiede alla ragazza nuovamente l’accendino. Lui dice ti chiamo. Io penso tra me, si’ sicuro, che ti credo.
Arrivo a Genova, loro proseguono per Milano. Li saluto e li lascio mentre lui si domanda a voce altra se si puo’ bere una birra. Lei dice non c’e’ tempo. Mi allontano, scendo dal treno pensando a quello strano tipo.
L’indomani cerco in Internet. Chiedo ai librai. E’ famoso. E un po matto mi dicono. E un po’ iroso. Ma bravo.
Io non ne so nulla.
Mi compro il libro. Mi piace moltissimo. All’ultima pagina trovo un numero di cellulare, dove lui nel suo libro chiede di chiamare per eventuali lamentele. Lo confronto con il numero che mi ha dato: e’ lo stesso.
Mi compro tutto di lui e divoro tutto. Qualche libro e’ veramente sublime, qualcuno cosi’ cosi’, ma leggerlo e’ comunque una sorpresa.
Trovo che il personaggio del suo libro assomigli molto a quel ragazzo conosciuto in treno. Poi ci sono due e tre aspetti che non riconosco.
Passa qualche mese e mi chiama: “Sono a Genova  domani per presentare il libro. Vieni?”
Io ci vado. Non mi ha neppure chiamata per fargli un favore, solo si e’ ricordato. Quasi non ci credo.
Non trovo piu’ il ragazzo sconclusionato del treno, trovo un uomo impostato. E’ intelligente non c’e’ dubbio ma qui c’e’ la mano dell’editore, da Feltrinelli a Mondadori.
Mi richiama un paio di volte ad altre presentazioni. Le parole sono sempre le stesse. Quelle che parevano improvvisate, scopro far parte di un copione prestabilito.

Ho amato ogni tua parola scritta, ma questo qui che vedo non sei tu.
Se ti avessi visto ad una presentazione, prima che su quel treno, non avrei mai comprato un tuo libro, non mi avresti incuriosito, mi avresti infastidito.
Ti ho rivisto in tv, sui giornali, dovunque.
Non sembri piu’ tu, eppure ancora mi piace leggerti.
Devo solo pensare a un ragazzo incontrato su un treno mentre tornavo da Sanremo.
Per caso.
 
L’assenza dell’assenzio
di A.G. Pinketts
1999, Mondadori

Vogliete gradire un momento di musica leggera

Annunci