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Non ho smesso di guardare i tg e leggere i giornali.
Non sto ignorando Abdul, il ragazzo di 19 anni ucciso a sprangate a Milano.
Non sto ignorando l’ignobile pantomima messa in scena dai nostri sui destini di Alitalia.
Non sto ignorando l’attentato di Islamabad in Pakistan.
Per far capire che non sto ignorando nulla, domenica sera,  tritando prezzemolo e aglio per lo spada davanti al televisore, sono capitata su un canale dove trasmettevano una roba immonda: due ragazzette con il cervello identico (che capitanavano due squadre di altrettante mentecatte tutte microfonate come Ambra ai tempi d’oro) che tiravano fuori dalle loro valigie indumenti e li mostravano al pubblico. C’era pure una commissione che doveva (credo) decidere se era meglio essere pop o chic. Io sono rimasta un po’ li’, incredula, col labbro pendulo, incollata alla tv perche’ no, non ci potevo credere.
Poi improvvisamente mi sono vista tutto lo schieramento dei politici che ci governano davanti, ho sentito un gran brivido e prima richiuso la bocca, poi spento il televisore.
Ho visto The weather man (una discreta cagata) con a seguire – come nei migliori cineforum degli anni ’70 –  dibattito con amici, finito naturalmente a schifo.
Poi si e’ deciso di rifarsi gli occhi e metter su Qualcuno volo’ sul nido del cuculo. Sublime. L’ho visto talmente tante volte che oramai anticipo le battute.
Quello che non sto riuscendo a fare e’ leggere.
Sono distratta e non riesco a mantenere l’attenzione.
Ho cominciato Tuono a sinistra, La gang del pensiero, e non ricordo neppure piu’ cosa e li ho lasciati li’ dopo averli portati avanti e indietro nello zaino per almeno 7 giorni ciascuno.
Adesso sto leggendo l’ultimo tradotto della Vargas “Un po’ piu’ in la’ sulla destra” e sara’ che e’ la Vargas, e sara’ che mi sto rimettendo in careggiata, sta andando avanti. Piano, ma avanti.
E ringrazio anche pubblicamente Nonnacarina e Zeldashortales (e mentre scrivo questi due nomi penso a quanto sono lontane e diverse tra loro queste persone che stanno nel mio mondo) per le loro parole.
A tutti gli altri, dico, non temete, tornero’ presto ai racconti di pine e fichesecche e al francese.
Baci a tutti
laziacri (come mi chiama la Fra)
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