Tag

, , ,

La mia totale ignoranza nei confronti di Orazio la devo alla totale assenza di studi classici, al mio odio per i poeti e all’allergia verso i filosofi.
Ricordo la prima volta che lessi un foglio con qualcosa sul carpe diem. Era appeso dietro la scrivania di quella gran ficasecca della capa del personale. Non esistevano ancora le mails, e le frasi celebri si promulgavano a botte di fotocopie. Cominciarono a girare parecchie copie di quello scritto, forse per compiacere la signora.
Poi venne L’attimo fuggente che, sara’ pure un film di buoni sentimenti e fara’ crescere la commozione in proporzione a quanti ragazzi salgono sui banchi, ma diciamolo senza paura, e’ una puttanata cinematografica, da consensi e lacrime, di portata megagalattica.
E poi vennero le mails, le catene, i meme (che poi ne parliamo un’altra volta, che anche questa e’ una stortura) e dal carpe diem non ci ha salvato nemmeno il padreterno.
Ho trovato diverse versioni in italiano questa mi pare abbastanza fedele:

Tu non chiedere mai, che
non è dato, o Leucònoe, di sapere quale a me,
quale a te sia stato imposto dagli dei:
rinuncia ai calcoli delle tavole babilonesi.
Meglio, quel che verrà, prender così com’è.
Se molti inverni Giove ci darà: o sia l’ultimo,
al contrario, questo che spumeggiante flagella il Tirreno
contro le scogliere a infrangersi:
metti saggezza, mentre mesci vino, le tue speranze
regola giorno per giorno. Mentre
parliamo, l’ora è già scorsa
rapida. Afferra l’oggi, e non illuderti del domani.

Che secondo me vuol dire,
vivi ogni giorno come fosse l’ultimo, godi di ogni piccola cosa che la vita ti regala, e non chiedere di sapere quel che ti serba il domani, che non ti e’ dato.
Ed ecco che in questo modo che abbiamo di cambiare a uso e consumo ogni cosa che abbiamo imparato diventa:
Vai buttati, prendi oggi quel che puoi che chissa’ se domani lo potrai. Fregatene delle conseguenze, che domani potrebbe essere tardi.
Eccoci qui.
In questo mondo da fast food, qualcuno ci consiglia di consumare la nostra vita come un pasto veloce. Non importa di quel che ingeriamo.
Importa trangugiare e divorare, possibilmente gusti forti, sapori contraffatti.
E non curiamoci se stanotte la passeremo a cagare il veleno ingerito, né del domani, e dell’accumulo di scorie che abbiamo mandato giu’ a stratificarsi nel nostro stomaco, che ce lo faranno marcire. L’importante e’ la nota forte oggi, il mordere e fuggire. E il non aver sprecato tempo a cucinare, che in quella mezz’ora li’, proprio quella li’, scusate, stavamo cogliendo l’attimo.
E cosi’: “la vita e’ la mia e dura un attimo, ho anche impegni verso me stessa”, perche’ si deve provare la passione, sensazioni forti, emozioni, e a quelle tre frasette – trite e ritrite – sotto forma di sms sul cellulare, non si rinuncia (ricordano tanto lisa lisetta quando ti vedo la mia fronte scotta ne "Il turco napoletano", ma si sa: quando si coglie l’attimo non c’e’ tempo per ragionare.
 
Povero Orazio.

Annunci