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L’amico P. che lavora da Feltrinelli dice che leggo troppo. Qualcuno tempo fa mi ha dato della lettrice bulimica. Ingoio, mastico divoro e… dimentico. Ingurgito pagine, parola dopo parola, e lo so, ne sono certa – anche se non ricordo – che si vadano a stratificare da qualche parte dentro di me.
Inglobo storie.
In questo periodo piu’ che mai. Credo, per riuscire a dimenticare quello che sta succedendo intorno (non parlo della mia vita privata, ma di quella sociale).
Da piccola, media, grande non riuscivo ad addormentarmi e allora per poterlo fare inventavo storie con me protagonista: tutti i dettagli dovevano coincidere. Studiavo le luci, i movimenti, le ore, e anche le possibilita’ che avevano le storie per avverarsi. Quindi non sceglievo mai un luogo nel quale non mi era mai capitato di andare, ma uno frequentato. Le mie storie andavano avanti per mesi, a volte anni, anche perche’ con tutta sta fatica poi mi addormentavo e l’indomani sera ero costretta a ricominciare e a farmi anche un po’ di riassunto delle puntate precedenti. Alla fine, annoiata a morte di non vedere progredire la storia, la cambiavo.
Oggi, da vecchia, vado a letto e leggo. Non ho la stessa autonomia tutte le sere prima di cadere svenuta, ma so che piu’ leggo e piu’ mi accade: chiudo il libro (gli occhi sono gia’ chiusi) e continuo ad andare avanti con la storia. Ma non sono io a volerlo. E’ come se una parte del cervello non ne volesse sapere di dormire ma volesse assolutamente sapere come va a finire. C’e’ una lotta tra quella parte del cervello pigra e quella curiosa. Sento dentro un gran casino, spesso arrivano alle mani. Quando vince la curiosa, sono costretta a riaprire il libro e ad andare avanti, tanto non si dorme. Quando vince la pigra non lo so cosa succede perche’ mi addormento.
f. ha comprato un libro, anzi dice che se lo era comprato per lui e che aveva pure cominciato a leggerlo, ma l’ho vinta io. E’ la storia di un topo che prima si ciba di libri e poi impara a leggerli. Sono a meta’, e in questo momento mi sento come lui. Il fatto che quando io parli di letture ne parli come di cibo me lo fa sentire vicino, anche se lui e’ molto piu’ colto.
Spero abbia un lieto fine che comincio a preoccuparmi.

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