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Sono molto avvilita.
Depressa no, che la trovo una brutta parola, che poi me le tiro le rogne.
Ma avvilita si’.
Mi spiace, soprattutto per me.
Non riesco a guardarmi intorno nella modalita’ “da fuori” che in genere mi permette di continuare ad osservare, appuntare, sorridere.
Sono avvilita.
E questo stato non mi permette di scrivere storie extraordinarie, cantare a squarciagola, e ridere degli stronzi.
E’ come se avessi una cappa di eternit, li’ sopra, al posto della spada di damocle.
Che la spada prima o poi cade, la cappa a massacrarti ci mette secoli.
Che poi ci sono le elezioni.
Che poi a volte capiti su certe pagine che vorresti tagliarti le vene.
Che mica per altro, ma poi quelli li’, vanno a votare.
E hai un bel dire fatti i cazzi tuoi, lasciali sbattere.
E no. Quelli li’, poi, lo ripeto, vanno a votare.
E tu lo devi sapere chi cazzo gira per il mondo.
Ce ne stanno alcuni, che non sono in grado di intendere e di volere.
E hai un bel dire, ignorali.
Posso dirti che preferisco conoscere le persone, sapere cosa pensano, come si muovono, cosa dicono.
E’ istruttivo.
Un po’ come guardare almeno una volta nella vita un pezzetto di Amici o Uomini e donne, quella spazzatura li’ insomma.
O le riviste di gossip.
Devi sapere cosa ti potrebbe’ cadere addosso.
Che poi sabato non c’era neppure il mio amico Cetto La Qualunque a tirarmi su il morale.
Lui si’ che mi capisce.

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