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Non sapevo di avere cosi’ tanti amici cattolici. Quest’anno e’ stato un tripudio di sms di buona pasqua.
Ma vi siete bevuti il cervello?
Non mi cagate tutto l’anno e mi mandate il messaggio di buona pasqua?
A me, che non me ne frega una cippa di cazzo?
Parliamo di laicita’? e allora, vogliano piantarla di augurarci buona pasqua?
Che se poi ci credi, perche’ mai dovrebbe essere brutta?
E allora smettila di rompermi i marroni e se proprio devi, augurami una buona giornata, che preferisco.
Pasqua e’ solo un periodo dell’anno deve ci stanno una domenica e un lunedi’ di festa dal lavoro.
E se aboliamo le feste religiose dal calendario a me non mi muove un pelo, basta che non mi togliete il 25 aprile e il primo maggio.
Nemmeno un’occasione per ingurgitare cioccolato che oramai lo faccio tutto l’anno, e le uova in genere sono molto piu’ cattive e costose di una qualsiasi tavoletta di cioccolato.
Come tutte le domeniche salto il pranzo.
Come tutte le domeniche se e’ bello esco, se e’ brutto sto a casa a ingozzarmi di film, come tutte le domeniche se e’ medio bestemmio.
Vogliamo parlare del lunedi’ dell’angelo?
Come tutte le altre festivita’ infrasettimanali non mi muovo con l’auto per non restare invischiata, per esempio come e’ successo ieri in una qualche parte della penisola, in 95 chilometri di coda.
E quindi, sabato sera con i nostri amici cenona come tutti i venerdi’. O meglio prima era il sabato, poi siamo passati al venerdi’ adesso siamo tornati al sabato. Il padrone di casa lamenta che se la facciamo al sabato poi lui dorme sino alle due per riprendersi e non combina piu’ un cazzo. Io sostengo che se la facciamo al venerdi’, lui al sabato si alza comunque a mezzogiorno (che la prende sempre un po’ bassa), io mi alzo alle 8 piu’ morta che viva, essendo andata a letto alle 6, e non combino un cazzo lo stesso. Compromesso: la facciamo al sabato ma andiamo a letto alle 4. Risotto al nero di seppie, insalata di polpo con patate (finita un po’ tragicamente, essendo stata condita per errore con olio al peperoncino che non ci azzecca un cazzo: io mi sono salvata, che non lo mangio), frittelle di bianchetti, torta dolce al formaggio, vino a fiumi.
Domenica, piu’ morti che vivi.
Ed eccoci a ieri.
f. ed io abbiamo preso un bel (bello si fa per dire) treno, e cioe’ il regionale della linea di Acqui, che passa dall’Acquasanta (dove c’e un santuario, il museo della carta e adesso pure le terme che hanno riaperto dopo tanti anni di chiusura)  e che ad f. piace tantissimo per questo ponte alto 53 metri

 

e poi, dal treno si vede il retro del santuario

che e’ un complesso abbastanza grande – una chiesona – la chiamiamo noi, e secondo me questa vista e’ piu’ bella che il davanti. Piu’ fiabesca. E poi quando il tempo e’ luvego a me piace pure di piu’ che e’ il clima suo: le lastre d’ardesia del tetto – rese lucide dall’umido delle piante e dalla salsedine che arriva sino a li’ – hanno un loro perche’. Ma ieri c’era un cielo blu blu e tanto sole.
Siamo andati ad Ovada, dove oramai andiamo ogni volta che si tiene il mercatino dell’antiquariato e del ciarpame vario. Una bella fierona che si svolge per tutto il centro storico della cittadina. Andiamo a salutare i nostri amici di Torino, R. ed E. che vendono mobili e oggetti indiani e ci compriamo qualche cosa.
Ieri e’ stato il turno di  un quadretto: dei bambini del primo 900 che giocano sulla rena davanti agli sguardi delle madri che mentre parlano, sedute sulle sedie, non li perdono di vista.
E poi abbiamo comprato della focaccia, che la faccia ce l’aveva bella. f. ha detto che era mal salata, ma lui e’ un rompicoglioni.
A Ovada, una volta, preparavano una meravigliosa farinata.

Quando da bambina passavo le mie vacanze a Belforte Monferrato, si usava acquistarla sulla piazza della corriera, prima di tornare a casa.
Ieri, pensavo all’odore del pane, ma anche al rumore che faceva, quando lo si spezzava.

Oggi, poche volte quando passo da un panificio mi capita di sentire quell’odore di pane appena sfornato. E quando mi succede e tentata lo compro, provo a spezzarlo subito, per strada ma, non fa piu’ nessun rumore.
Scrocchiava forte una volta, e se lo mangiavi di nascosto, prima di pranzare, non mangiare pane che poi non mangi piu’ , la mamma se ne accorgeva e si girava, e le briciole volavano ovunque, e le raccoglievi avidamente e le mettevi in bocca, perche’ non volevi perdere nulla di quella bonta’.
E ieri, mentre ne parlavamo mi e’ salita una tristezza a pensare che:
– neppure piu’ il pane, che e’ una delle cose semplici e indispensabili della nostra cucina e tradizione, riescano a far bene;
– che quando lo spezzi pare di cermit;
– che la mollica in genere e’ pesante, bagnata, mal lievitata e mal cotta,
e che se non la togli ti si piazza sullo stomaco peggio che il peperone crudo con la buccia o l’impepata di cozze.

Le immagine sono prese dal web, che ieri siamo andati senza macchine fotografiche, leggeri come piume.

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