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Andate a fare in culo.
E’ morto questa mattina il quinto operaio rimasto coinvolto nell’incidente sul lavoro che e’ avvenuto ieri a Molfetta. I cinque operai stavano pulendo un’autocisterna per il trasporto dello zolfo.
L’altro giorno, in giro, ho letto un commento ad un  post  sull’incidente di Genova.
Il commento diceva, a memoria,: “non ho letto bene leggero’ come sono andate le cose, ma se e’ responsabilita’ dell’azienda sono d’accordo con te, se era il lavoratore a non aver seguito le misure di sicurezza allora e’ un coglione e sara’ il tribunale a decidere…”  e certo… e’ come dire chi e’ causa del suo mal, pianga se stesso, cara signorina Cetta La Qualunque.
Mi meraviglio sempre molto a leggere queste frasi. In genere vado a vedere, chi le ha scritte, gli anni che ha, cerco di farmi un’idea. Non l’ho fatto perche’ mi e salito una vampata calda da dentro. Se quella persona l’avessi avuta davanti credo le avrei dato uno schiaffo, forte, da spostarla da dov’era. Oppure mi sarebbe piaciuto molto invitarla ad indossare le scarpe antinfortunistica e il caschetto e dirle “e adesso, va gioia, fai un bel salto di venti metri e vedi cosa riesci a salvare di te. Il cervello di certo no. Ma tanto non ce l’hai: non perdi molto”.
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