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Nel giro di un giorno la bambina e’ diventata donna (diciamo matura, se non quasi andata) e sono io, che mi viene meglio a scrivere il pezzo (che non sono come quello la’ che la terza persona gli viene naturale).

Arrivo in libreria e la prima persona che vedo e’ un altro Guglielmino, che da gentiluomo qual’e’, si alza, mi viene incontro, mi bacia, mi dice con la sua inconfondibile erre arrotata, "fatti guardare" e che mi trova in splendida forma. Io racconto l’incontro tramite blog con Andrea il piccolo e lui dice: “Andrea e’ mio figlio!”. A me arrivano rotolando, informazioni nel cervello: Guglielmino, stesso cognome (che poi era stato il primo pensiero che avevo fatto a vedere i due Andrea, ma chissa’ perche’ non pensavo a quello genovese), una trentina d’anni, scrive, e’ lui. Arriva Andrea piccolo, si presenta (e penso ma perche’ parla romano? Va bene che magari e’ andato a studiare a Roma, ma parla troppo romano…) mi rivolgo a lui e dico “Ma e’ tuo padre!”, Guglielmino padre dice “No, Andrea, il mio, e’ l’altro”.
Ecco. Era logico, e realizzo.
Per me il Guglielmino che conosco, non puo’ avere un figlio piu’ o meno della mia eta’ e poi penso “ma sono proprio scema, che  la mia mamma ha la stessa eta’, anno piu’ anno meno” tanto piu’ che lui dice “lo posso dire quanti anni ho, soprattutto a te che mi conosci da tanti anni”. Lo guardo, ha due splendidi occhi azzurri, e i suoi tratti marcati si sono ammorbiditi: e’ uno splendido signore, e lui non lo sa – ma sta nella classifica dei tre uomini che hanno contato nella mia vita – (eccetto i parenti e gli amanti):  il mio professore d’italiano, il mio primo capo e lui, il mio ginecologo, da quando lo ho trovato sino a quando ha smesso di esercitare.
Lo so, sto divagando, come faccio al solito, ma adesso torno al racconto dell’incontro.
Mi presento all’Andrea grande (chissa’ quante volte lo avro’ visto, e adesso che lo guardo assomiglia al suo papa’). Arrivano le persone e prendono posto. Arriva uno e dice “Anche io mi chiamo Andrea” Cazzo, che caso! Poi arriva una signora e dice che anche lei ha casa a Roma (oltre che a Santa Margherita) e chiede ad Andrea piccolo dove abita a Roma. Lui risponde. Lei lo informa di dove abita lei. Poi dice anche di avere  una zia che abita dove abita lui, e guarda caso si chiama come lei. Ma solo il cognome. Il nome e’ diverso. A questo punto parte la gara a vedere se il caso ha messo lo zampino. Come dire se a Genova si trovano dei Parodi, o come per la mia mamma che di tutti quelli che hanno lo stesso cognome dice “ma sta a vedere che sono parenti”.
I due si siedono e cominciano a parlare del doppio come promesso. E poi si passano la parola uno con l’altro e cominciano a parlare del libro. Sono bravi tutti e due. Andrea piccolo, ad un certo punto si distrae (ci sono bambini che urlano come aquile nell’altra parte della libreria) e lo dice, e poi riparte.
Andrea grande dice che cannibalismo forse e’ anche ricevere la comunione.  La signora, quella di prima, si impunta sulla sedia e pare stia sulla graticola, e dice che no, e’ un’altra cosa. Andrea piccolo interviene e dice “non sono io a parlare di corpo di cristo, perche’ si parla di corpo di cristo, non di anima”. La signora si ritrae sulla sedia e sopraffatta si cheta.

Andrea grande, pare preoccupato di non riuscire a parlare, e invece se la cava superbamente (e’ qui che noto la stessa erre arrotata del suo papa’), e per finire, si alza, facendo un gesto ad Andrea piccolo, e dice “Vi salutiamo e vi facciamo un inchino”. Nonostante l’argomento, i due sono dolcissimi.
Quattro chiacchiere, arriva uno e dice “ma di che cosa parla il libro? perche’ ho visto la copertina, bella, complimenti. Bravo”. E se ne va.
Arriva la signora di prima chiede ad Andrea piccolo di autografarle la copia del libro, e poi vuole anche l’autografo di Andrea grande, che le dice gentilmente, “no, ma io non c’entro, io li vendo”.
A me della serata sono rimasti due dubbi: se la signora era una parente e chi dei due era il mostro cattivo.

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