Tag

,

Genova e la Liguria sono sempre menzionate per record negativi. I primi che mi vengono alla mente ad esempio: la popolazione piu’ vecchia, il maggior numero di persone sieropositive, l’eccessivo numero di motorini, motorette e vasche da bagno che circolano in  citta’. A Genova la moto la guidano tutti. Ma proprio tutti. Oltre ai ragazzini, uomini, donne che abitualmente circolano in qualsiasi citta’, qui, esistono improbabilissimi centauri.
Tempo fa mi e’ capitato di notare nel mio quartiere, una stampella vicino alla porta di un bar. La stessa stampella l’ho rivista sulla discesa di casa mia e subito ho pensato, oddio, un incidente, un’aggressione, chissa’ che cazzo. Pochi giorni dopo ancora la stessa stampella vicino all’entrata del tabacchino. Strano, mi dicevo questa stampella vagante. Poi ho visto coi miei occhi: un signore anziano circolava in moto con legata la stampella. Arrivava al bar, scendeva dalla moto, staccava la stampella, la appoggiava al muro ed entrava nell’esercizio scelto. Quindi, quando l’ho vista per strada, doveva averla persa. Quello che non ho mai capito e’ perche’ se la portasse dietro per poi lasciarla fuori dai negozi.
Il resto delle persone circolano in auto.
Chi invece fa uso dei mezzi pubblici sono: anziani, vecchi, qualche sparuto studente, extracomunitari, pochi lavoratori sfigati e ziacassie.
Ho abbandonato l’uso dell’auto quasi vent’anni fa, quando sono andata ad abitare in un quartiere, si’, piu’ lontano da quello del posto di lavoro, ma meglio servito rispetto a quello dove abitavo prima.
Io abito a ponente del centro della citta’ e lavoro a levante. Una quarantina di minuti tra: pezzo di strada a piedi, metro e bus per l’andata, bus+bus, o bus unico per il ritorno.
Il mezzo pubblico permette di:
– arrivare dovunque vogliate in tempi lunghissimi;
– fermarsi in centro ogni qualvolta lo si desideri senza avere il problema del posteggio;
– leggere;
– affinare i sensi, come imparare a distinguere ogni genere di puzza, ad esempio capire dove ha pranzato la persona che sta vicino a voi dal fetore che emana il cappotto o intuire se il vostro vicino ha mangiato pesante la sera prima – passando una nottata di demonio – dall’alito che arriva direttamente dal punto piu’ interno dello stomaco o a volte, con l’ausilio della vista, dal colorito verdastro-strega-dell-ovest, nel Mago di Oz;
– sapere se il vostro vicino indossa un cappotto nuovo o dell’anno passato (dall’odore della naftalina)
– farsi i cazzi degli altri (come venire a conoscenza di tutti i tipi di tariffe per cellulari, o sapere che la ragazzetta seduta davanti a voi ha solo ancora 48 centesimi di credito, o venire a conoscenza dell’anemia e della forte assenza di ferro riscontrata dal medico alla signora seduta davanti a voi e “perche’ cazzo non mi stai a sentire, vabbe’ poi te lo dico a casa, si’, perche’ mi fai incazzare, ti parlo e sembra che non te ne freghi niente, ma… mi senti o sei scemo?”, o ancora come fara’ la signora, con amica, ad inviare entro la mezzanotte, la quota giornaliera gratuita stabilita dal gestore “sono le 19,20 tempo che arrivo a casa… a te, a mio fratello, a mia cognata…ecco che sono andati” “ … e tuo marito non ti dice niente?” “lo faccio di nascosto che se mi vede a schiacciar tasti,  mi dice se sono scema”);
– sapere esattamente su che numero di bus siete, dove vi trovate, e quanto e’ il tempo di percorrenza per arrivare in un altro punto della citta’, (anche se foste cieco), perche’ ad ogni squillo di cellulare segue un “no no… sono sul 18, in via XX, 5 minuti e sono a De Ferrari…arrivo dai…”
– scoprire che la gente bara, perche’ il ragazzino che ha parlato non e’ in via XX, ma all’inizio di via Fiume e solo per uscire dal quel gorgo infernale potrebbero occorrere 20 minuti;
– incazzarsi per la totale assenza di civilta’ dei vostri concittadini (e accorgersi che gli anziani a volte riescono a dare il peggio);
– scoprire che gli slogan politici scritti sui mezzi pubblici sono scritti dalle stesse persone che scrivono annunci sulle porte dei cessi dei cinema (a tradirli: intelligenza e finezza).
E poi guardare dal finestrino.
Come ieri sera.
Al semaforo. Un ragazzo su una moto ferma accanto.
Un movimento attira la mia attenzione e vedo cadere a terra qualcosa.
Mi giro. Guardo meglio. E’ un pezzo di mollica.
Il ragazzo ha tirato fuori dalla borsa che ha a tracolla un panino nella stagnola, lo guarda, lo addenta, lo rifascia, lo ripone nella borsa e riparte a semaforo verde.
E’ per questa ragione che giro coi mezzi pubblici.
Per guardare il mondo.
E a volte mi piace proprio.
Annunci