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Mi piace pulire il pesce. Quando vado a comprarlo mentre me lo incarta, l’omino mi dice, “se passa dopo glielo preparo”. E io, fiera “No, grazie, me lo pulisco da me, ci metto un attimo!”
Non e’ vero un cazzo, ci metto ore. A volte, quando mi fa male il ginocchio, metto una sedia vicino al lavandino e poso la gamba li’,  per non pesare col corpo. Che io quando pulisco i pesci, ce la metto tutta. Soprattutto le acciughe, che sono lunghe da pulire, ma mi piace.
E che vi devo dire? Non e’ una cosa morbosa, anzi, penso a quelle povere bestioline e un po’ mi dispiace. Ma mi piace. Mi sistemo sul lavandino, l’acqua corrente (eh, si’, quando avevo il serbatoio o si lavavano i pesci, o si faceva la lavatrice), adesso da quando ho l’acqua corrente, mi sento una signora. Il cartoccio del pesce da una parte, lo scolapasta nella vaschetta, il piatto vicino al cartoccio (che non ho posto). E comincio. Prima la testa, zac, poi il filetto sulla pancia, sguish, poi con l’unghia passo la schiena e apro l’acciuga. Se sono fresche, bestemmio, che quella bella polpa dura sta attaccata alla lisca mannaggia a loro. E vado avanti. Mi rendo conto che l’acqua va. E allora chiudo il rubinetto (che non e’ bello sprecare tutta quest’acqua anche se adesso ce l’ho). Ho le mani inzaccherate e sto per riempire di sangue la manopola. Allora, prima di chiudere le passo sotto l’acqua. Poi chiudo. E calcolo. Calcolo quante ne potro’ aprire prima di dover nuovamente sciacquare le mani. E poi mi dico se sono scema, che devo andare avanti e quando avro’ le mani appiccicose apriro’ la manopola e lo faro’. E infatti vado avanti. La tv e’ accesa ma io le sto dando la schiena, quindi sono solo voci e sono cosi’ presa che non capisco quel che dice. Arrivo a meta’ lavoro e mi dico, ma quanto mi piace pulire il pesce. Continuo. La gamba che ho a terra non la sento piu’, la schiena comincia a fare male. Ho pure deciso di riaprire l’acqua e lasciarla andare sui bei pesci argentati, cosi’ tanto si lavano, e le mani comincio a non sentirle piu’ da tanto l’acqua e’ ghiaccia. Guardo il cartoccio: pare che crescano di numero, le troie. Stringo i denti, continuo, e penso che poi le dovro’ sciacquare, asciugare, passare nell’uovo, nel pane e friggerle. Guardo il cartoccio, ce ne sono ancora cinque, stringo ancora i denti, continuo e penso, ma quanto mi piace pulire i pesci. Ho finito. Non ci credo ma ho finito. Guardo l’ora. Sono tre quarti d’ora che sono qui in questa posizione. Quando al posto delle acciughe ci sono i totani o i calamari, in genere all’ultimo che pulisco, mi scoppia tra le mani l’occhio: sui miei vestiti, sulla mia faccia, nel migliore dei casi sulle piastrelle. Sono tanto presa dal mio lavoro che non sento la porta di casa. F. apre la porta della cucina e dice: “…ma dai???? Ma sei cosi’ indietro?”.
Mi piace pulire il pesce, ma un giorno di questi faccio una strage.

Voi date un’idea, io lo sviluppo (il post, non l’idea).

(sia chiaro ne calcio, ne fisica quantistica, e se non mi garba ve ne andate a cagare e non e’ quello dell’altra volta che vi chiedevo i commenti e qualcuno diceva che avevo copiato. se qualcuno l’ha gia’ fatto sono cazzi suoi).

(fdd mi ha ispirata)

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