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(La notizia e’ vecchia, ma qui ci siamo sforzati nell’esporla)
“Patata year”
L’Onu e la Fao hanno proclamato il 2008 “Anno Internazionale della patata”. Una decisione che “permettera’ al mondo intero di prendere coscienza del ruolo chiave della patata”.
(Da Metro del 14 gennaio 2008)Metro poi riporta la notizia di un mentecatto di ragazzino inglese che si e’ sdraiato sui binari per riprendere il treno che gli passava sopra e l’ha pubblicato su youtube. Dopo aver segnalato che il Telegraph lancia l’allarme su quella che sarebbe una vera e propria tendenza dei minorenni in Gran Bretagna, dopo aver riportato che la polizia ha avvertito che la pratica e’ totalmente illegale e chiunque verra’ sorpreso sara’ arrestato e processato, segnala il link in grande evidenza dove si puo’ vedere il filmato.

 
Ieri sono andata al cinema a vedere Leoni per Agnelli e La promessa dell’assassino.
Il primo e’ inclassificabile e non vale la pena sprecare neppure due righe. Fine.
Il secondo, che tutti mi avevano detto “un capolavoro”, “bellissimo”,”vai vai”…
Non centra veramente niente con Cronenberg, per lo meno col Cronenberg che piace a me: Videodrome, Rabid, The dead zone, Inseparabili, The fly, Il pasto nudo. Storie da incubo nelle quali ci si trova dentro e dalle quali non si riesce ad uscire.
Un uomo cattivo, il figlio di lui, una ragazza, un’autista tuttofare, una minorenne che muore di parto, una neonata orfana, un diario.
Detta cosi’ potrebbe essere la trama delle Due orfanelle o Fiacre numero 13.
E tanto diversa non e’.
La promessa dell’assassino e’ un film scontato. Una storia sulla mafia russa a Londra dove i personaggi sono stereotipati tanto da non lasciare nulla all’immaginazione.
Il capo della mafia con la faccia quasi buona per poter far cadere in inganno, il figlio cretino e ubriacone pericoloso per lui e per la famiglia stessa, la ragazza ingenua con gli occhioni sbarrati che si caccia nei guai con la determinazione e la consapevolezza di sapere quel che sta facendo, l’autista cattivo e gelido che con poche occhiate fa capire  che non e’ quello che vuol far credere d’essere, la minorenne dell’est che muore all’inizio e rivive attraverso le pagine del diario, la neonata che si capisce sin dall’inizio che si salvera’. La lettura del diario fuori campo mi ha riportato alla mente quel film che io ho tanto amato e che e’ In nome del popolo italiano.
Cose buone:  la sequenza iniziale (che crea tante aspettative), l’ansia (non per quello che vive la ragazza) ma per l’organizzazione raffigurata, e una scelta giusta dei luoghi e delle ambientazioni. Ho letto critiche estatiche sulla scena nella sauna tra Viggo nudo e i suoi assalitori. La gente intorno a me pero’, rideva. Forte.
Trovo triste che Cronenberg negli anni abbia sostituito i suoi incubi con scene di sangue a fiotti, tra roncolate ed emorragie.
A me non sconvolgono, ma l’orrore, quello che mi fa muovere la pancia, quello da situazioni, l’ho sempre preferito personalmente alle morti truculente.
Io non so se sono schiava di 40 anni passati a vedere immagini. So che quasi mai esco da un cinema contenta.
Per smentirmi subito dopo, ecco che tornata a casa ho rivisto La morte corre sul fiume  e devo essere sincera, non  lo ricordavo cosi’ brutto.
Nel frattempo hanno pubblicato per la prima volta il romanzo dal quale e’ stato tratto il film e sabato l’ho acquistato.
Vi sapro’ dire.
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