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Ieri mattina non mi sono svegliata con un gran bell’umore, siamo onesti. Omettiamo i particolari che tanto non danno valore aggiunto al post (ed è solo per onestà morale nei confronti dei miei fedeli lettori che ho fatto questo cappello, vale a dire, non ve la racconto che mi sono alzata con gli uccellini che cinguettavano e appena aperti gli occhi mi sono detta, che donna fortunata, com’è bella la natura e com’è bello il tuo cuore – tanto per continuare a citare Concato).

Da un po’ di tempo f. e m. vanno a fare delle passeggiate muniti di macchina fotografica.
m. sono pochi anni che vive a Genova e f. lo trascina in giri pseudo turistici.

Decido di seguirli. Scelta della giornata: ferrovia Genova – Casella chiamato dai genovesi il trenino di Casella.

E’ un percorso di circa 25 chilometrisu una ferrovia a scartamento ridotto. Questa la storia. Meta di gite fuori porta, o tappa per poi proseguire a piedi in camminate più serie.

La vera storia invece ve la racconto io.

Arriviamo davanti alla stazione che sta appena sopra piazza Manin, nel centro di Genova.

“ci prendiamo un caffè?” chiede speranzoso m. ed eccoci davanti all’edifico adibito a bar, biglietteria, e ufficio completamente sventrato. Busso all’unica porta ancora in piedi e chiedo come fare i biglietti.

L’omino mi guarda e mi dice con fare sconsolato “…temporaneamente sul treno – e allargando le braccia – vede… siamo un po’ come dire…”

“…in fase di ristrutturazione? Vedo”
“…e tutte le fermate sono a richiesta”

“…come nel Far West?”

L’omino ride e io richiudo la porta sul suo sorriso stampato, pronto per il prossimo che gli farà la stessa domanda.

Arriva il trenino, ma deve fare manovra, aggiungere carrozze, insomma si parte con un quarto d’ora di ritardo sull’orario.

Le carrozze sono un delirio. Completamente graffittate (?) da writers non particolarmente dotati all’esterno e non propriamente in buono stato all’interno. Il trenino balla e dondola molto di più di quel che dovrebbe. Forse colpa della cattiva manutenzione dei binari.

Arriviamo a Casella, ultima meta della ferrovia. Il paese e’ vuoto. Desolazione assoluta. Due ciechi continuano ad andare avanti e indietro sullo stesso marciapiede davanti a un ristorante (presente “Non guardarmi: non ti sento?”…ecco, uguale). Esce dal locale il ristoratore che evidentemente li stava aspettando e li invita a tenere la loro destra mandandoli a sbattere contro le sedie piazzate fuori dal locale: la sinistra, era da tenere la sinistra.

Giro del paese e decisione da prendere: suicidio o pranzo?

Optiamo per il salto nel vuoto col pasto alla Caffetteria del centro, e ci va pure bene che ci serve un discreto pasto da trattoria di una volta.

Usciti dal locale, un fischio annuncia la partenza del trenino. L’idea era arrivare a Sant’Olcese, fare una sosta li’ e riprendere il trenino verso casa. Ma questa partenza sotto il naso ci fa cambiare programma. Che a noi chi ci ferma? Andiamo a piedi sino alla stazione successiva. Ci incamminiamo sulla statale. Ci sono tante cose da fotografare e alla fine decidiamo di percorrere tutti i 7 chilometri che ci dividono dalla stazione di sant’Olcese (famoso per il suo salame*) che nel frattempo sta scendendo la sera. Arriviamo alle 17, 40, ma quando alle 17.55 non vediamo arrivare nessun trenino, consultiamo meglio il nostro orario e ci accorgiamo che quello lì, sì il trenino,  proprio quello delle 17,40, in questo periodo e’ soppresso. Torniamo in paese a bere un caffè e veniamo a conoscenza dalla tv della bella giornata sportiva che si e’ svolta e stanchi ma felici torniamo in stazione. Aspettiamo il prossimo. Un unico vagone con motrice che si ferma un po’ in curva e per salire ci tocca quasi una scalata. Bello pieno zeppo di boy scouts. Il capotreno gentile ci fa accomodare nella cabina in coda… e qui il viaggio di ritorno vale tutta la giornata. Apriamo speranzosi la porta e ci si presenta un loculo della larghezza del treno e della profondità di forse un metro: la cabina del guidatore. Noi sbarriamo gli occhi e cominciamo a ridere come pazzi. m. dice “ci stanno deportando” f. controlla la velocità chilometrica e realizza che l’allarme suona quando si raggiungono i 34 km.
La velocità va dai 21 ai 33, ma in discesa, credetemi, sembra… mooolto piu’ veloce.

Casaaaaa.

salamesantolcese

*Le carni suine grasse (30%) e magre (20%) vengono impastate con uguale quantità di carni bovine magre, conciate, insaccate nel budello naturale con aglio, aceto, e aromi. Il salame subisce un processo di affumicatura: gli insaccati vengono esposti al fumo di legna forte (rovere o castagno) per alcuni giorni, in locali appositi, resi neri dal fumo, prima di passare nelle stanze di stagionatura.

Aggiungo io : la fetta del sant’olcese deve essere spessa e tagliata a mano.
Il resto è fuffa.

 

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