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Non e’ una valigia vera. (Dentro c’erano pettine, bigodini e non ricordo cosa altro per le bambole). E’ una valigia giocattolo, di cartone. Ma bella eh…! Ah si. Ai miei occhi e’ una valigia e potrebbe contenere tutto quello che mi serve se dovessi andare in vacanza. Fa caldo, e qui non si decidono a portarmi in campagna. Fa talmente caldo che mamma ha messo la tenda verde come se fosse giorno, ha girato la tv verso l’esterno e messo le sedie sul poggiolo per vederla da li’. La tenda ci ripara un po’ dagli sguardi dei vicini, ma toglie l’aria. Io sono accasciata su un pouff e continuo a pensare alla mia valigia. Sul divano c’e’ un vecchio cuscino rotondo: morbido, anzi mollo mollo. Ho deciso, sara’ il mio bagaglio.

Vi prego, vi prego, vi prego, portatemi a Gattorna. La mia valigia e’ pronta. Io sono pronta. Cosa aspettiamo?

Sono strane certe sensazioni, ti si appiccicano addosso e non se ne vanno piu’. Volevo partire con la mia valigia. Ricordo la sensazione di disperazione: il cuore pesava quella sera nell’attesa di una partenza che non sapevo quando sarebbe avvenuta. I sogni, le aspettative, la gioia, l’ansia stavano tutti dentro quella valigia, negli angoli lasciati vuoti dal cuscino tondo con le rose.

Chissa’ se l’ho veramente portato con me.

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