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A me il natale una volta piaceva.
Mi piaceva preparare l’albero, e scartare le palle e leggere le notizie sul giornale di tanti anni prima.
E mi piaceva vedere papà montare quella enorme, inutile e pesantissima struttura che aveva fatto costruire apposta dal fabbro per fare il presepe.
E mi piaceva quando trovavo il gatto nel presepe che giocava a calcio con le statuine.
E mi piaceva la vigilia nell’attesa di scambiarci i regali, e vedere la faccia di mamma e papà che fingevano sorpresa, quando sapevano esattamente cosa avrebbero trovato nel loro pacco.
E mi piaceva la mattina quando papà ridendo come un matto metteva su “tu scendi dalle stelle” nella versione orfani dell’ambrosiano (un orrore di disco mollo con la foto di tre orfani davanti ad un microfono enorme), che lui metteva su perchè sapeva che mi dava ai nervi, seguito da “O Tannenbaum” che era cantato dai bambini tedeschi (secondo me orfani anche quelli) ma più bello e con disegnato, al centro, un bellissimo albero di natale.
E mi piaceva mangiare i ravioli e la cima che aveva preparato mamma, e le noci e i fichi secchi, e il torrone al cioccolato.
E mi piaceva stare lì noi tre, anche se papà si addormentava sul divano.
E mi piaceva quando vedevo il castello incantato che annunciava il film di cartoni animati disney.
E mi piaceva quando sulla poltrona vicino alla finestra leggevo il mio libro di Cronin.
E mi piaceva quando alla sera mangiavamo i ravioli nel brodo.
E mi piaceva quando alla sera si rimangiavano le noci e i fichi secchi e il torrone al cioccolato.
E mi piaceva andare a dormire con le luci dell’albero accese, che erano a forma di orologio, casetta, bottiglietta.
A me il natale una volta piaceva.
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