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Il rododendro e’ sempre in agguato. Da dentro, e a volte anche fuori. Non esiste cura. Non esistono vestiti nuovi confezionati su misura. Aiutato dall’arrivo dell’autunno, morde. Non servono neppure le belle giornate a mitigare la sensazione di disastro incombente. Esso, il rododendro, assume qualsiasi forma. Si puo’ manifestare in alcuni casi come una famiglia di draghi, un topo, una mano strizzabudella, il tichettio di un orologio, una voce, una lettera non inviata, un coccodrillo, una telefonata non ricevuta, una piccola lite, un deglutire forte, un groviglio di fili, una strizzata d’occhi. Il colore in genere  e’ viola malaticcio, ma ne esistono anche altre due varianti: giallo-verde malato di fegato o giallo-verde pisello cacca di bambino piccolo. Il bastardo insinua paure, alle quali,  sino a un’ora prima, una persona non avrebbe mai pensato.  Un po’ come… “la calunnia e’ un venticello. Un’auretta assai gentile che insensibile sottile leggermente dolcemente incomincia a sussurrar piano piano terra terra sotto voce sibilando va scorrendo, va ronzando, nelle orecchie della gente s’introduce destramente, e le teste ed i cervelli fa stordire e fa gonfiar”. Il metodo del rododendro e’ lo stesso. Solo che in questo caso facciamo tutto noi. Io da anni, conosco solo un metodo per attenuarlo. Bisogna chiamarlo a voce alta: “Ah rodode’…” (con una leggera inflessione romanesca, in modo da creare con esso una certa familiarita’)  ed emettere un sonoro rutto.

 Titolo immagine: il coccodrillo nella vasca
Luca Matti – 2004 – acrilico su carta
dal sito: http://www.mariovarini.it/drupal/?q=edizionietnolab

* da un ricordo d’infanzia, sceneggiato tv di Nanni Loy

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