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“Stai attenta, a furia di dare testate ti farai male una volta o l’altra…”
“La vita e’ la mia si’ o no? Sbagliero’ e saranno tutte esperienze…”
“…ricorda, a volte alla fine della corsa ci sta un precipizio, e non sempre ci si riesce a fermare in tempo…”
Sto li’, in un angolo. All’estremo ponente. In basso, a  sinistra direi se fosse una foto e dovessi farmi individuare. La piazza e’ diventata grandissima. Tutti si muovono. Il vento fa volare tovaglioli blu e bianchi, vestiti, sciarpe, cravatte. Tacchi altissimi si muovono maldestramente sulle pietre della pavimentazione.
Guardo senza vedere.
“Ci siamo seduti un po’, le scarpe col tacco..” “ah, avete poi deciso cosa fare con il giovedi’?”
Sento senza ascoltare.
“Oh, ma che bello qui! non c’eravamo mai stati”
Io si’. Ero con A. tornavamo dopo una notte di sacro e profano. Lei era seccata della serata precedente. Io delusa per non essere riuscita ad affascinarla alla magica notte.
Rumore di vetri. Il vento ha fatto cadere un bicchiere.
Torno per un attimo in me. Mi faccio domande alle quali non trovo risposte.
La testa comincia a pesarmi. Guardo i miei sandali. I miei piedi. Guardo tutto attraverso i miei riccioli rossi sfiorati dal sole, del colore delle foglie della vite a novembre.
Il sole tramonta. Si va.
Ecco, ho capito. Sono trasparente.
E chi lo dimentica mai piu’ quell’angolo di solitudine.
La foto è qui, per gentile concessione  di Paola Faravelli
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